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L’Italia piace ai fondi

22/07/2019 - numero Edizione 1575

I gap strutturali sono i limiti da superare

L’Italia è d’appeal come terra di investimenti, lo dicono gli attori della finanza e le catene alberghiere. Ci sono però delle sfide da vincere e dei gap da colmare. Bisogna consolidare il mercato, il che vuol dire “rafforzamento sul fronte delle risorse umane, dove siamo cresciuti in modo un po' disorganizzato, e sugli investimenti”, afferma Magda Antonioli, docente della Bocconi ed esperta di economia del turismo.
C’è “la necessità di una domanda sempre più qualificata, c’è il tema della stagionalità e il confronto con altri Paesi quali Baleari e Canarie”, mette in luce la docente, sintetizzando gli aspetti sui quali dobbiamo investire, così come emerso durante l'evento “Le sfide per l'ospitalità del futuro: Investimenti, innovazioni, ispirazioni”, organizzato da Confindustria Alberghi e Università Bocconi.

La finanza
Ci sono dei punti fermi da rispettare secondo Cdp, quali la “riqualificazione delle infrastrutture alberghiere italiane, andando a colmare quel gap di qualità, e supportare la parte della fornitura dei servizi, cioè la crescita dei gestori. Questi due effetti combinati sono l'elemento necessario perché il settore cresca”. Il nostro Paese è riconosciuto come “destinazione mondiale, nota e in crescita – osserva Coima Sgr -. Sono attesi ulteriori incrementi di flussi da parte della middle class, che vorrà venire anche in Italia”. Tra i nostri punti di forza ci sono le bellezze naturali, ma siamo deboli sul fronte infrastrutture. L'Italia ha “il maggior numero di stanze in Europa e di strutture il che vuol dire che è un mercato frammentato con capacità di investimento minore rispetto ad altri Paesi. Invece i capitali ci sono”. Dal canto suo Coima crede “nel settore hospitality”, ci sono, però, alcune sfide da superare come “il gap infrastrutturale rispetto ai principali Paesi europei, la clientela internazionale che cerca un prodotto fatto in un certo modo, la necessità di capitali e di soggetti aggregatori che giochino un ruolo di supporto all’istituzionalizzazione del settore e degli investimenti”.
Nonostante ciò l’Italia per il Gruppo Fosun è “una terra di opportunità, ha tutto quello che serve basta solo farlo funzionare”, osserva il fondo cinese, che crede nel nostro Paese, al punto tale che si sta muovendo “con un veicolo quotato a Parigi, di cui possiede la maggioranza. Si chiama Paref è un fondo immobiliare destinato al settore hospitality italiano”. La ricerca portata avanti è sul fronte beach e montagna, ma con la consapevolezza che “c'è un basket di immobili con un bisogno di rinnovamento per attrarre la classe media di global traveller”.

La stagionalità
Tra i temi caldi quello della stagionalità, messo in luce da Batipart. E’ “un punto importante per far crescere il mercato italiano, in quanto se un albergo è aperto per un periodo corto ha minori ricavi ed è più difficile trovare l'equilibrio tra prezzi e investimenti”. In Italia ci sono “33mila strutture, oltre 1 mln di camere e un’occupazione di circa il 70% - osserva Castello Sgr -. Oltre il 50% degli investimenti è fatto da capitali internazionali”. Il 60% proviene dal mondo anglosassone e americano, ma c’è “una componente importante dal Sudest asiatico”.
Tra i nei il fattto che sia “un settore poco managerializzato. Bisogna portare avanti la ricerca del partner, aprirsi al mondo del capitale finanziario e cercare investimenti sostenibili”.

L’hotellerie
Il mondo alberghiero svela le sue carte a partire da Th Resorts che nel 2017 ha aperto il capitale al private equity. Il che comporta il passaggio “dalla gestione familiare ad una industriale”. Inoltre, un’altra mossa è stata “la separazione della parte immobiliare da quella gestionale. In Italia non ci sono grandi catene da acquisire, ma si deve andare asset by asset”. L’approccio? “Portare il prodotto giusto per il mercato giusto”, afferma Accor. Come si fa innovazione? “Noi la facciamo attraverso i marchi. In molti alberghi cerchiamo di sviluppare al massimo i metri quadrati che l’investitore ci mette a disposizione”. E così l’innovazione passa attraverso la Mood Rooms, esperienza su cui Nh Hotel Group scommette, “la stanza cambia a seconda del nostro mood. O la lobby alive, che diventa spazio in cui gustare un cocktail o giocare a biliardo”. Il segreto è “cambiare approccio, essere più disruptive”, suggerisce Best Western. La partita si gioca attraverso le partnership, osserva Marriott International, che ha ripensato il concetto di aree comuni, “simili a spazi di co-working”.
Tassello importante è la formazione, asserisce Russotti, così come l’innovazione, “bisogna far diventare l’albergo un luogo aperto a tutti, un posto aggregante perché è lì che succedono le cose”.                        



Stefania Vicini

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