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Investimenti, il rischio amministrativo è il maggiore deterrente

29/04/2019 - numero Edizione 1569

Troppa burocrazia e le lungaggini tecniche frenano gli stranieri

Si è parlato ampiamente di investimenti nel settore alberghiero con ospiti illustri nella giornata inaugurale dell’hotel & tourism forum di Milano. Un settore che, dati alla mano, ha ancora tanto spazio e sul quale l’interesse di italiani e stranieri torna a crescere. Ma come sta cambiando il mercato? Dove sta andando? Nell’investors & bank panel, Fabio Guerra, senior consultant Invitalia, agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, ha illustrato gli obiettivi della società, che “attraverso un progetto finanziato dal ministero dello Sviluppo economico è volta a stimolare gli investimenti in Italia combinando real estate e turismo. Scopo dell’agenzia pubblica è proprio l’attrazione di investimenti esteri e per questo collabora con l’Istituto del commercio estero”. “Noi ci complementiamo con Ice per le nostre competenze verticali – ha riferito Guerra -. Non siamo proprietari di asset ma raccogliamo la migliore offerta di immobili dello Stato e di enti pubblici come Cassa depositi e prestiti o Ferrovie dello Stato per valorizzare questo patrimonio. Da loro riceviamo le offerte che vengono pubblicate sul sito, avviato nel 2016, e stabiliamo il contatto”.  Come mai, allora, siamo il quinto Paese per presenze turistiche, il primo come desiderio di visita e figuriamo solo al novantesimo posto riguardo gli investimenti? “È il rischio amministrativo a fungere da deterrente”, ha spiegato Guerra. “Questa percezione allontana l’investitore straniero. Per contrastare questo sentiment noi lo accompagniamo al primo abboccamento e per tutto il processo fino al closing dell’operazione. Attualmente abbiamo circa 460 immobili sul sito, profiliamo portafogli settoriali e portiamo al matching domanda e offerta. L’attenzione straniera per questi immobili è equilibrata, con diversi fondi sovrani di Paesi del Golfo, bene Francia e Germania. Dagli Usa è arrivato meno di quanto atteso mentre la Cina non è autorizzata a fare investimenti, salvo particolari eccezioni che coinvolgono il loro governo. Dal 2016, anno di avvio del sito, a oggi circa cinquanta immobili sono stati pubblicati e venduti ma altri possono avere avuto processi autonomi dei quali non
siamo a conoscenza”.
Chiara Caruso, business development manager InvestiRE Sgr, agganciandosi ai discussi recenti accordi della Via della Seta, ha chiarito come non consideri “i cinesi una minaccia per l’Italia. Mi preoccupa il contrario, ovvero quando non vi sono investitori stranieri. Purtroppo si considera l’Italia come troppo complicata a livello di burocrazia. Non vanno innalzate barriere ma bisogna puntare sul confronto”.
“Come investitore confermo che qualche difficoltà esiste”, ha aggiunto Dieter Kornek, head of project scouting Tui Hotels & Resorts “anche se l’Italia rimane nel nostro focus potendo proporci sia come possibili acquirenti sia per soluzioni di management. Al momento siamo concentrati sull’Estremo Oriente, in Vietnam. Nel vostro Paese il punto di attrazione rimane il Sud, potendo garantire al settore tutta la filiera verticale. Non è facile portare a compimento investimenti diretti ma attualmente abbiamo in fase di negoziazione strutture in Sicilia e in Sardegna, che arriveranno a conclusione nei prossimi sei mesi. Per il Lago di Garda bisognerà attendere un po’ di più. L’Italia è comunque sempre interessante per turisti tedeschi, ma anche altre destinazioni stanno crescendo come per esempio l’Albania e il Montenegro, anche perché i prezzi del Belpaese sono più elevati, anche se bisogna guardare al lungo periodo”.
“Per quanto ci riguarda - ha aggiunto Fabrizio Gaggio, managing director Gruppo Una - stiamo razionalizzando il portafoglio italiano con investimenti importanti. Un flagship hotel quattro stelle lusso in via Rosales, a Milano, con oltre 170 camere, penthouse suite e giardino, in apertura nel secondo trimestre 2020, mentre abbiamo già inaugurato, in gestione, una struttura a Firenze. Proseguiamo lo sviluppo sulle tre linee di brand anche in città minori rafforzando anche la squadra digitale e commerciale”. Poco ottimista sul quadro degli investimenti è Luigi Martinenghi, managing director Frea Group. “In Italia le cose stanno peggiorando. La legislazione in materia è sempre più complessa e articolata, con norme più numerose e difficili da leggere mentre il turismo è un’industria veloce. C’è una forte dicotomia tra la normativa e il fare. Basti pensare che solamente per ottenere un certificato di destinazione urbanistica occorrono sei mesi. L’investitore ha soldi da spendere ora, non vuole aspettare un anno. Milano oggi è una città eccezionale ma in Italia è l’eccezione”.
“Il nostro lavoro - ha concluso Guerra - è cercare di lenire il rischio con una squadra preparata per gestire il rapporto con l’estero. Cerchiamo di presentare il Paese in modo articolato e introdurre l’investitore. Tra le prossime azioni è prevista la realizzazione di un vademecum in inglese per spiegare e rendere le procedure più friendly”.                                  



Paola Olivari

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