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Tunisia: Jalel Hebara c’è

16/07/2018 - numero Edizione 1553

Jalel Hebara c’è. L’Hotel Djerba Golf Resort & Spa, di cui è presidente e direttore generale, è pronto. E’ stato oggetto di un upgrade, con un investimento che il manager dichiara “importante”, ma non rivela le cifre. Un restyling in due fasi, “di cui la prima è terminata, l’albergo è in apertura – spiega Hebara -, nell’inverno ci sarà il secondo step, che non comporterà alcuna chiusura. Il 2018-2019 sarà l’anno clou per la struttura, che è di nuovo pronta a ricevere i clienti con formula All In”. L’hotel era rimasto chiuso nel 2015 e nel 2016, a seguito dei fatti successi in Tunisia, tra Bardo e Sousse, per poi riaprire timidamente nel 2017. Ora è tornata la richiesta da parte dei mercati europei, cioè “Francia, Germania, Russia, Inghilterra, ma sono ancora pochi gli italiani”. E’ questa la nota dolente. “Oggi gli italiani si affacciano con timidezza, mentre altri mercati europei, come per esempio gli inglesi, che sono stati fermi due anni, ora sono tornati in forze, così come i francesi o i tedeschi”, osserva Hebara. Dal canto suo il manager è in fase di valutazione e selezione degli operatori italiani che potranno vendere la struttura, l’altra novità è che non c’è più la connotazione di Sprinclub, “si è optato per renderlo più neutro – spiega -, visto che i mercati stranieri riscontravano una forte connotazione italiana. L’hotel è pronto a ricevere qualsiasi brand”.

Sprinclub 
in stand by

Sprinclub? E’ una new company in stand by, il manager è in attesa di decidere cosa fare nel 2019. Tutto dipenderà da come avrà ripreso il mercato italiano. Il pensiero di Hebara è chiaro, se i trend saranno timidi il manager è pronto a scendere in campo in prima persona, “ho le camere, ho il mio hotel, che è conosciuto ed amato. Ogni volta che la Tunisia ha avuto una crisi socio-politica sono stato il primo a stimolare il mercato, con l’aiuto del governo tunisino, dell’ente e della compagnia”, afferma. Se sarà il caso il manager è pronto a farlo anche questa volta.  Com’è la situazione oggi in Tunisia? Il manager offre un quadro lucido sul Paese. La crisi socio-politica ha avuto forti ripercussioni sull’indotto turistico, sull’alberghiero e non. Tra le contro- misure che sono state prese “c’è molta attenzione al fronte sicurezza – fa presente il manager -, dal punto di vista governativo e delle strutture ricettive”. La primavera araba ha avuto delle ripercussioni anche sui prezzi, “il costo del lavoro in ambito turistico è aumentato di 2/3 volte, il che ha avuto delle ricadute sul prezzo di vendita del pacchetto. Il dinaro si è svalutato e il costo di una notte in hotel in Tunisia è più caro, non si è però fuori mercato”, afferma Hebara.  La qualità resta intoccabile. Lo stop avuto dalla destinazione è servito anche per riprendere in mano alcuni investimenti sul fronte alberghiero. Attenzione, non in termini di nuove aperture, “di nuove strutture non ce ne sono e credo che non ce ne saranno per un po’”, ma di ristrutturazioni per portare ciò che non lo era in linea con i nuovi standard alberghieri. Norme che, esistevano anche prima, ma che “ora sono più rigorose”, afferma il manager. In pratica il portfolio alberghiero del Paese vedrà le strutture molto vecchie chiudere, “complice anche un cambio generazionale, mentre in altri casi verranno fatti grossi restauri con grossi budget. In questo modo l’offerta si è ridotta, in quanto le strutture di livello più basso o chiudono o ristrutturano”. Si parla di una riduzione nell’ordine del 25/30% con una capacità letto inferiore rispetto a prima.            



Stefania Vicini

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