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Con gli occhi di Chiara Candelato, l’adv che ama il Kenya

18/09/2017 - numero Edizione 1531

Il Paese guarda al futuro e ha in serbo diversi sviluppi

Il Kenya attraverso gli occhi di un’agente di viaggi è il Paese descritto (ed amato) da Chiara Candelato, manager director dell’agenzia di viaggi Nurali Safaris Kenya. Candelato conosce molto bene questo Paese, dove ha scelto di vivere più di dieci anni fa, quando ha deciso di aprire la sua agenzia di viaggi, tre anni fa e di diventare una guida professionista certificata Kpsga (Kenya Professional Safari Guide Association).
E’ a lei che rivolgiamo alcune domande per avere una testimonianza diretta di come sia il Kenya oggi. “È un Paese in grande sviluppo, soprattutto nella zona a Nord dove hanno sede la maggior parte delle industrie, farm e grosse attività commerciali di import ed export - racconta la manager -. Diverse multinazionali estere investono in Kenya in quanto il Governo locale è aperto a chiunque voglia investire in questo Paese”. Candelato offre uno spaccato molto preciso del Paese, parla di un “popolo che vuole crescere, che ha uno stile di vita molto europeo, pur mantenendo vive le proprie tradizioni”.
Il Kenya è un Paese “dove non esistono conflitti di natura religiosa, musulmani, cristiani, induisti, convivono tra di loro nel massimo rispetto. È un popolo fiero che guarda al futuro”. Osservandolo da un punto di vista dei flussi turistici, si sa che negli ultimi anni ha subito “un calo di turisti europei, ma quest’anno sta avendo un notevole incremento da parte di quelli italiani, anche se segnali positivi si erano avvertiti già dalla scorsa stagione”, osserva Candelato.
Dal canto suo il Paese “è sempre stato una meta molto ambita, con un mercato turistico internazionale, europei, americani, giapponesi. Da un paio d’anni c’è stato un incremento dei turisti cinesi, che scelgono il Kenya come destinazione esclusivamente per il safari. Arrivano direttamente a Nairobi, fanno safari della durata minima di 6 giorni e ripartono per la loro destinazione di provenienza”. Qual è il mercato principale? Rimane sempre “quello europeo, in quanto la vacanza standard del turista europeo-italiano è quella balneare. La costa del Kenya si affaccia sull’Oceano Indiano, dando così la possibilità di abbinare al safari un soggiorno al mare”, fa presente la manager.

La vacanza
secondo gli italiani

Qual è la vacanza tipica dell'italiano che va in Kenya? Non ci sono dubbi i nostri connazionali scelgono questa località perché possono “combinare safari e mare. Il target medio fa una settimana di soggiorno, suddivisa in 2 giorni di safari al Parco Nazionale dello Tsavo e il Safari blu (visita al Parco Marino dove si può fare snorkeling ammirando i fondali e diverse varietà di fauna acquatica)”. Altri scelgono “Gede Rovine (i resti della città Araba antica), Marafa Hells Kitchen – La cucina del diavolo (un canyon surreale, che a seconda dell’ora del giorno cambia colore), o visitare qualche scuola ed orfanotrofio per conoscere alcuni aspetti di questo Paese”. Infine, c’è un’altra tipologia di italiano, quello che “sceglie safari più lunghi (3/6 giorni) senza il soggiorno balneare, oppure fa un’estensione mare di 2/3 giorni sulla costa per riposare e poi rientrare alla sua destinazione di provenienza”.

La situazione voli
Alla domanda su quale sia la situazione per quanto riguarda le compagnie aeree italiane, vien fatto presente che “attualmente Blue Panorama fa scalo due giorni alla settimana, mentre il mercoledì atterrano Neos e Meridiana. In più c'è da segnalare la continua presenza di Ethiopian e Turkish Airlines e il probabile inserimento da marzo di Qatar”.

Gli investimenti
Candelato vive in Kenya e vede con i suoi occhi come questo Paese stia cambiando a fronte degli investimenti che vengono realizzati. “Il governo del Kenya è aperto a chiunque voglia investire – afferma la manager - e molte multinazionali hanno già aperto le loro sedi, dando lavoro e formazione professionale ai giovani. Il Kenya vanta da parte sua delle ottime università e scuole, ma purtroppo per molti sono troppo costose. La mia opinione personale è quella di dover investire nell’istruzione, perché la crescita di un Paese dipende molto anche dal grado di formazione che la scuola fornisce”.
Quando le chiediamo che ti-po di investimenti stia portando avanti il Governo locale, Candelato ci offre uno spaccato nitido di ciò che è stato fatto o di ciò che è in programma e le mosse sono per lo più sul fronte delle infrastrutture.

Passi avanti
“Negli ultimi anni da parte del Governo sono stati fatti molti passi avanti, con diverse proposte”. Tra quelle citate, la manager menziona “il ponte che collega Diani a Mombasa, attualmente si usa il traghetto per raggiungere la località. Il porto di Lamu per l’attracco delle petroliere che si collega con l’oleodotto che porterà il greggio dai Paesi coinvolti nel finanziamento del porto direttamente alle navi. La tangenziale di Mombasa, una grande opera per smaltire il traffico della città-isola costiera è già a buon punto e secondo i piani del Governo dovrebbe terminare nei primi mesi del 2018. Dall’aeroporto internazionale Moi si potrà uscire dalla città senza attraversare il centro. Soluzione che farebbe risparmiare almeno mezz’ora nel tragitto per Malindi, in attesa che sia pronto l’aeroporto internazionale”. A tal proposito c’è una buona notizia, in quanto l’Aeroporto Internazionale di Malindi “dovrebbe essere ultimato nel 2018”.
Tra i piani di sviluppo rientra anche l’asfaltatura totale della strada Malindi-Sala Gate della Tsavo Road “secondo i piani dovrebbe avvenire entro marzo 2018, almeno per quanto riguarda il tratto che va da Malindi a Langobaya (50km circa), ma l’intenzione è di ultimare tutta la strada in tempi brevi, per poter permettere anche lo sviluppo agricolo della zona del Galana River, dove gli israeliani stanno approntando un importante progetto idrico con una grande diga e l’irrigazione di migliaia di ettari di terreno”. E poi c’è l’ampliamento del Porto di Mombasa. A tal proposito Candelato fa presente che “l’appalto è stato dato ai giapponesi, che costruiranno un secondo grande deposito per i container e una serie di docks per l’attracco di grosse navi cargo. Inoltre, è in fase di costruzione una linea ferroviaria che si collegherà a quella costruita e ultimata dai cinesi, e arriverà direttamente al porto per caricare i container diretti a Nord del Paese, nello scalo merci di Naivasha (altra grande opera della Vision 2030) e in Uganda”. Non ultimo, il Kenya rivela la sua anima ecologica con l’intenzione di abolire “l’uso dei sacchetti di plastica per ridurre l’inquinamento”.                        



Stefania Vicini

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