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Meliá vuole la leadership nei resort

10/07/2017 - numero Edizione 1530

Il piano di espansione prevede la diversificazione internazionale dell’offerta e il rafforzamento dei contratti di management

E’ un gruppo quotato ma ha conservato la guida della famiglia che lo ha fondato e che tuttora ispira la sua politica espansionistica. Meliá Hotels International vive una fase particolarmente favorevole, grazie ad un businessplan che privilegia la diversificazione internazionale dell’offerta, per ridurre al minimo gli effetti delle turbolenze geo-politiche, e il costante rinnovamento. L’obiettivo per i prossimi anni è proseguire lo sviluppo attraverso un’espansione in aree geografiche ritenute sicure,  consolidare la leadership nel segmento resort e nel bleisure (business più leisure) grazie ad un format d’impresa asset-light.

I numeri finanziari
I risultati sul fronte finanziario non mancano: “Il nostro modello di business diversificato e la leadership nel settore alberghiero (Meliá è il terzo gruppo alberghiero europeo con 99.337 camere e 376 strutture) hanno incrementato nel 2017 il nostro share value di oltre il 25% “, ha annunciato alla riunione degli azionisti il ceo Gabriel Escarrer. Il bilancio 2016 del gruppo ha registrato 1.805,5 milioni di euro di ricavi (+4% sul 2015), un Ebitda di 279,5 milioni (+14%) e un utile netto di 100,7 milioni (+180%). Il posizionamento di mercato li vede attivi con un 46% di strutture upscale, un 41% midscale e un 13% di hotel premium. 

Le strutture
Nel 2016 sono stati siglati accordi per 30 strutture e quest’anno sono già 17 le aperture effettuate. Dopo il recente annuncio degli 8 nuovi alberghi a Cuba, il piano di sviluppo prevede accordi in Asia-Pacifico, in America Latina e Caraibi e naturalmente in Europa. Attualmente il 68% delle strutture è localizzato in area Emea, mentre un 23% è presente nelle Americhe e un 9% in Asia. La formula dei contratti di management, che già oggi rappresenta il 44% del totale, sarà ulteriormente rafforzata, mentre il portafoglio immobiliare di proprietà resterà stabile al 12%, contro un 31% di affitti e un 13% di hotel in franchising.
Tra le inaugurazioni più recenti, quella del Palazzo dei Congressi di Palma di Maiorca e dell’annesso hotel Meliá Palma Bay nell’aprile scorso. Il centro congressi, a 5 minuti dall’aeroporto, è stato disegnato dall’architetto Francisco Mangado, che lo ha progettato tenendo come punto di riferimento la continuità con lo scenario circostante. Il palazzo è composto dal Grand Auditorium in grado di ospitare più di 1900 persone, lo Small Auditorium (fino a 462 persone) e l’area espositiva che si espande su oltre 2mila mq. La struttura è collegata al Meliá Palma Bay mediante il mezzanino. L’albergo conta 268 camere e suite con il servizio The Level per viaggiatori esigenti, che prevede Vip lounge e 53 camere dedicate.

Il caso Magaluf
Di particolare rilievo, tanto da essere preso ad esempio per riposizionamenti in altre zone della Spagna, è il progetto di riconversione alberghiera e del territorio di Magaluf e di Calvia Beach (nella costa sudoccidentale di Palma di Maiorca). E’ stato promosso dal gruppo spagnolo Meliá in collaborazione con la municipalità, la regione, i commercianti e l’associazione locale degli albergatori. Una case history che servirebbe a tante destinazioni balneari italiane ormai fuori moda. La storia è quella di una meta turistica nata negli anni ’60 ed entrata in crisi negli anni ’90 con l’arrivo di nuovi competitor. Per rimediare alla carenza di margini e cambiare tipologia di clientela bisognava rilanciare la zona o altrimenti abbandonare l’area. Il Gruppo Meliá, che qui detiene 10 alberghi per 3500 camere, ha così ceduto il 50% delle strutture ai fondi Starwood Capital e Avenue Capital investendo poi 220 milioni di euro per cambiare la fisionomia dell’offerta alberghiera. “Una mossa che ha prodotto un effetto positivo anche sulla concorrenza – ha spiegato il gruppo – inducendo i competitor ad investire a loro volta”. La fase di rinnovamento terminerà nel 2018 con l’apertura del Jamaica Hotel: 270 camere, uno shopping mall da 5mila mq e uno spazio pubblico aperto per 3500 mq destinato al territorio. I numeri stanno dando ragione a Meliá: i prezzi sono aumentati del 75% nel 2016 rispetto al 2011 e il RevPar è cresciuto dell’83%.                           



Laura Dominici

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