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Uvet trasforma l’entertainment

22/09/2014 - numero Edizione 1453
Il palco diventa uno studio televisivo
La ricerca di un elemento distintivo, di un valore aggiunto nella soluzione di vacanza da proporre al proprio cliente. Questo era, prima ancora di tentare la scalata a Valtur, il desiderio del Gruppo Uvet, il dettaglio in più che cercava di spuntare dal rapporto con i fornitori. Lo racconta a Guida Viaggi Enzo Carella, amministratore delegato Uvet Itn TravelCo ripercorrendo le ultime stagioni alla ricerca di un prodotto personalizzato.
Abbiamo puntato sugli accordi di vuoto-pieno, richiesto servizi di accoglienza ad hoc, ma c’era sempre un limite, o non si era sufficientemente esaustivi, o il t.o. era impreparato a gestire servizi supplementari o semplicemente non ce l’aveva in testa”. Una riflessione che non ha cambiato gli impegni di vendita nei confronti dei partner della distribuzione (da considerare che per il marchio Valtur il gruppo presieduto da Luca Patanè rappresenta ancora un 20% del totale vendite, ndr), ma quando il gruppo, dopo l’assegnazione del marchio Valtur a Orovacanze, ha avuto modo di conoscere il resort di Santo Stefano, in Sardegna, ha accettato la sfida della commercializzazione sperimentando in quel villaggio la sua visione di accoglienza.

Modello inedito
Un modello forgiato insieme a Peppe Quintale, artista poliedrico, e con l’avvallo di tutta la squadra Uvet. “Cerchiamo di lavorare in maniera organica all’interno del gruppo”, sottolinea Carella, che spiega come tutte le divisioni abbiano appoggiato l’operazione che soltanto un anno fa sembrava alquanto rischiosa per un villaggio abbandonato a se stesso e dove intensi sono stati i lavori per renderlo fruibile. “Il luogo era incantevole e con una impronta inedita nell’intrattenimento e una cucina di ottimo livello abbiamo vinto la sfida”, dichiara il manager. In cosa consiste il vostro format di intrattenimento? “Per prima cosa abbiamo riflettuto sul meccanismo che tiene in piedi il villaggio: ristorazione, intrattenimento, qualità del servizio alberghiero, esperienza e capacità di semplificare le relazioni umane. Noi non potevamo competere con i colossi dell’animazione, ma abbiamo ritenuto utile pulire e alleggerire il modello dell’entertainment puntando sul nostro dna di organizzatori di eventi”, spiega Carella.
Da qui la creazione di un palinsesto di eventi che cambia in base al tipo di ospite, attività on demand e con tanto di guest relation munite di i-pad che effettuano le loro review su un campione di clientela. Cambia anche il ruolo dell’animatore: “L’elemento professionale è più presente, con musicisti, attori, cantanti, dj, contatti che già avevamo per i nostri incentive”.
La novità è che rispetto alle settimane a tema di altri brand villaggisti, in questo caso gli artisti propongono delle performance e vivono la vacanza insiemi ai clienti, con i quali si instaura un rapporto interattivo. “Diventano friends, interagiscono sui social network, si scambiano il numero di cellulare…”. E su una trentina di staff professionale residente, ogni settimana si possono contare 3-4 ospiti del mondo dello spettacolo.
Il palco viene vissuto come uno studio televisivo - spiega ancora l’a.d. – e diventa un laboratorio artistico. Ci sono tre punti di musica dal vivo. Un’organizzazione più simile a quella delle crociere, ma con più sorrisi e interattività”.

Apertura ai mercati stranieri
Un modello che verrà applicato anche in altri villaggi (il brand Club Viaggi è presente anche in Egitto e sta per concludere un altro paio di contratti in Sardegna e Tunisia, ndr). Un’innovazione in termini commerciali è poi l’apertura ai mercati internazionali, con un obiettivo di clientela straniera del 25/30%: “Il villaggio turistico è spesso sinonimo di cheap e non varca i confini nazionali, invece per questo prodotto c’è spazio per posizionarsi come piccola catena di resort da distribuire all’estero con parametri di cucina, pulizia che rispondano a standard più elevati”. Un’attenzione alla qualità che si traduce in una cucina basata su “una produzione in casa, con aree di ristorazione presidiate da chef e executive chef e cibi per celiaci e vegetariani”. Un progetto che sembra abbastanza costoso… “L’anno scorso abbiamo registrato 20mila presenze in un mese di apertura – dichiara Carella – e quest’anno solo su Santo Stefano abbiamo raddoppiato, con 40mila presenze, anche se con una stagionalità ridotta e il 30% dei clienti di agosto sono già stati con noi”. L’obiettivo è comunque “continuare a fare il nostro mestiere e nel campo alberghiero avere qualche struttura con carattere, passando magari da 2 a 4 resort. Intanto dal 15 settembre è già aperta la vendita per il prossimo anno”.

Laura Dominici

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