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Primo mercato outbound entro il 2020

18/02/2013 - numero Edizione 1394
L'Ente del Turismo ha un nuovo direttore e punta ad un +8% nel 2013
La Cina sarà il primo mercato outbound entro l’anno 2020. In termini di flussi incoming ha generato 230mila visitatori in Italia nel 2011 (+130%), in termini di outbound ha registrato 240mila presenze di italiani, soprattutto business (+10%). Sono stati 2.800 i manager cinesi in viaggio premio in Italia, con una spesa media di 4mila euro a testa. Sono alcuni dei numeri comunicati dall’ufficio nazionale del Turismo cinese che ha in serbo una serie di novità “che mi auguro possano accrescere il flusso turistico e raggiungere il nostro obiettivo per il 2013, il +8%”, afferma Alessio Rossi, direttore marketing dell’ente, che vede uno staff rinnovato. Lo scorso dicembre si è, infatti, insediato il nuovo direttore, Liu Cheng, dopo un’esperienza in Australia e a Toronto, dove ha ricoperto il medesimo ruolo.

Si promuove il Sud
Si chiama “Beautiful China” la nuova campagna di promozione turistica trade e consumer, che mira a promuovere le zone del Sud. Nello specifico si tratta delle provincie di Guizhou; Sichuan; Yunnan dove vivono 26 minoranze etniche; Guanxi sede principale degli zhuang, la prima minoranza etnica in Cina e la città di Chongching, il porto fluviale tra l’Est e l’Ovest del Paese. Oggi è l’area metropolitana più grande del pianeta con 32.355.000 abitanti. La campagna sarà replicata sui mezzi stampa e outdoor. A questa si affiancheranno ulteriori attività che coinvolgeranno le adv nei due corsi di e-learning, “China Experience” sulla destinazione e “Beautiful China” sulle Province del Sud. L’ente cavalca anche l’onda social con l’apertura della pagina Facebook “Turismo Cinese”.

Senza visti, ma solo per 72 ore
Dal primo gennaio si possono visitare Pechino e Shanghai per 72 ore senza visto. A beneficiare di questa misura saranno i cittadini di 45 Paesi, tra cui l'Italia e gli altri membri dell'Ue. Abbiamo chiesto un parere ai t.o. sui vantaggi che potrebbero derivare da una simile misura. Nella maggior parte dei casi la convinzione è che potrà rivelarsi utile soprattutto per chi si reca nel Paese per business, ma difficilmente avrà un risultato positivo per il turismo. In quanto le due città hanno bisogno di molto più tempo per essere visitate. Voce forse un po’ fuori dal coro quella di Hotelplan che saluta favorevolmente la possibilità, vedendola come una mossa che avrà un vantaggio a livello di percezione, “in quanto è come se si creasse una sorta di vicinanza psicologica”, commenta il tour operator manager, Barbara Paganoni.

Focus sui servizi
Focus servizi turistici, come sono? L’Osservatorio Guida Viaggi ha monitorato la situazione, interpellando un panel di adv. Dai responsi emersi quest’anno, a parte la fetta del 43% che ha risposto di non operare sulla destinazione, c’è poca differenza tra chi pensa che siano migliorati (30%) e chi invece li trova invariati rispetto al passato (26%). Nessuno però ha affermato che siano peggiorati. Cifre ben lontane da quanto emerso negli anni precedenti, basti dire che nel 2010 spopolava il 62% di chi parlava di miglioramenti, percentuale che scende al 46% nel 2011. Invece, solo il 18% nel 2010 affermava che i servizi fossero invariati, contro il 49% di chi lo affermava nel 2011. C’è da dire che è sempre stata molto bassa la percentuale di chi ha rilevato dei peggioramenti.

Investimenti nel mirino
Dal canto suo la Cina sta investendo molto in ambito turistico, sta lavorando sul fronte delle infrastrutture, tra una rete stradale sempre più moderna ed una rete ferroviaria dove viaggiano i nuovi treni ad alta velocità, quale il Pechino-Canton, 2300 km in 8 ore contro le 22 ore di treno del passato.
Il governo cinese ha anche autorizzato la costruzione di un secondo aeroporto internazionale a Pechino, che sarà pronto entro il 2018, visto che l’attuale scalo, con 82 milioni di passeggeri l’anno, è vicino alla saturazione. Non solo infrastrutture nel mirino del Paese, anche l'offerta alberghiera è stata incrementata. C’è un proliferare di alberghi appartenenti a catene internazionali, osserva Laura Grassi, amministratore unico di Chinasia: “Da quando il Paese ha aperto le porte al turismo negli anni ’80, ha fatto passi da giganti, città quali Pechino e Shanghai non hanno nulla da invidiare a Ny o alle capitali europee”.
A tal proposito Michele Serra, titolare di Mistral Tour, sottolinea che ha potuto inaugurare “una linea di prodotto di itinerari individuali di alto livello in collaborazione con la catena alberghiera Shangri-La”.
Ci sono però degli aspetti su cui si dovrebbe investire maggiormente, uno di questi è la “comunicazione - si sottolinea da Go Asia -, puntando al fatto che è un Paese molto sicuro e che le zone ad oggi conosciute e visitate rappresentano il 2-3% dell’offerta, a questo si dovrebbero aggiungere più attività con i t.o”. Parlando dei servizi quelli che dovrebbero essere migliorati sono quelli che “classicamente vengono segnalati dalla clientela: livello di preparazione delle guide e dei pasti”, afferma Antonfranco Tamasco, direttore commerciale di Columbia Turismo.
Il manager riconosce anche che “il livello qualitativo di alberghi, trasporti e motivi di interesse che possono spingere verso la Cina sono migliorati in maniera considerevole. E’ possibile offrire pasti di livello internazionale ottimale e guide ben retribuite saranno in grado di far apprezzare il Paese”. Si avverte anche “una massiccia partecipazione del Paese alle fiere”, sottolinea Utat, ed una presenza sui media per incentivare il turismo. D’altro canto “le regioni hanno budget cospicui - aggiunge Paganoni - e si stanno attrezzando”.

Il gap linguistico
C’è però ancora un gap linguistico su cui si dovrebbe lavorare. Anche se, secondo Tamasco, le difficoltà legate alla lingua “sono abbastanza relative soprattutto se pensiamo alle destinazioni classiche dove non è difficile reperire guide parlanti italiano”. Il discorso cambia in zone come “lo Yunnan, lo Xinjiang, il Guizhou, il Fujian, che non offrono guide locali parlanti italiano oppure ce ne sono poche”.
I t.o. si devono confrontare anche con la problematica “dell’aumento costante dei prezzi e della miniaturizzazione dell’offerta soprattutto rispetto alle strutture ricettive”, si fa presente da Go Asia, in quanto ogni anno vengono aperti numerosi alberghi “ed è sempre più difficile fare una reale distinzione in termini di classificazione”. Bruno Sgobba, pm India, Cina, Giappone per la divisione Premium di Alpitour, sposta il tiro sui collegamenti aerei che: “In Italia non sono a livello degli altri Paesi europei”. Si segnala anche che la valuta d’acquisto “è il dollaro Usa e quindi in questo momento sta subendo delle continue fluttuazioni”. Ecco perché Mistral Tour ha deciso “di bloccare ogni adeguamento valutario al momento della conferma del viaggio”.

Stefania Vicini

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