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Sotto il segno di Alitalia

28/01/2013 - numero Edizione 1391
L’anno si è aperto con la scadenza del lock up, preludio a prossimi passaggi di proprietà. Il rischio delle compagnie in crisi
Il 2013 si è aperto nel segno dell'Alitalia, e non vi è dubbio che questo tema terrà banco per molti mesi. Riassumiamo brevemente i fatti. Quando la vecchia compagnia statale venne ripulita dal commissario per far subentrare la cordata di patrioti messi insieme da Silvio Berlusconi, questi ultimi si dettero alcune regole: nessuno avrebbe potuto cedere all'esterno della compagine societaria le proprie quote fino al 12 gennaio 2013, ma fino al 28 ottobre di questo stesso anno gli attuali azionisti possono esercitare la prelazione sulle quote messe in vendita. Visto l'andamento dei conti, sempre in perdita, molti azionisti scalpitano; e poiché dal 2009 il primo socio di Alitalia, con il 25%, è Air France, che con la compagnia italiana condivide anche molte strategie commerciali, è pressoché scontato che Alitalia entrerà a far parte, entro l’anno, del gruppo Air France-Klm. Uno sguardo ragionevole non vede margini di alternativa. Ma sicuramente nei prossimi mesi si assisterà a fughe, vere o presunte, di notizie, a speculazioni, a polemiche. Sarà materia di scontro elettorale, tutti si eserciteranno sulle possibili ingegnerie finanziarie, e si spenderanno i nomi di altri candidati, al solo scopo di aumentare il prezzo.

Passi avanti nella seconda metà dell’anno
Oggi, con la dovuta cautela, si può prevedere che la vicenda farà decisi passi avanti nella seconda metà dell'anno, per essere verosimilmente chiusa entro il 2013; in altre parole, dopo le elezioni. Un presupposto importante per il buon esito dell'operazione sarà il valore di Borsa delle azioni della holding Air France-Klm, perché la via più semplice è quella di proporre agli azionisti italiani un concambio tra azioni Alitalia e Af-Klm; quest'ultima non sborserebbe contanti e i venditori potrebbero liquidare i pacchetti sul mercato. Ma è ovvio che la capitalizzazione del gruppo franco-olandese dovrà essere superiore ai 2,3-2,5 miliardi di oggi, altrimenti si creerebbero anomale sproporzioni. Se il valore di Borsa restasse basso, si può anche immaginare una proroga del diritto di prelazione.

C’è bisogno di cash
Alitalia, tuttavia, ha bisogno abbastanza urgente di almeno 300 milioni di cash, che gli attuali azionisti non appaiono disposti a versare. In soccorso potrebbe venire la compagnia di Abu Dhabi, Etihad, sulla quale si concentrano una serie di fattori positivi: è ricca e in forte sviluppo, ha già rastrellato quote di varie compagnie (airberlin, Aer Lingus, Air Seychelles, Virgin Australia e sta trattando con Jet Airways), è basata sull’hub di Abu Dhabi, geograficamente strategico, e, soprattutto, ha eccellenti rapporti commerciali sia con Air France che con Alitalia.
In quanto extracomunitaria, non potrebbe acquistare una quota di maggioranza, ma di minoranza sì, versando il denaro necessario alle esauste casse amministrate da Andrea Ragnetti. A fine anno, dunque, la holding Air France-Klm, che oggi controlla al 100% le due compagnie operative, potrebbe controllare anche Alitalia: o da sola, o insieme a Etihad. Dalla metà del 2012, va detto, in Francia si ragiona su un ingresso dell'emirato direttamente nel capitale della holding (il cui primo socio oggi è lo Stato francese). Al livello superiore, cioè: ma con gli stessi addendi il risultato resta analogo, perché in quel caso potrebbe essere la stessa Af-Klm a provvedere a un aumento di capitale di Alitalia.

Altri nodi al pettine
Ma nel 2013 verranno al pettine altri nodi. Se lo scorso anno è collassata, proprio intorno a ferragosto, WindJet, quest’anno si capirà quale sarà il futuro di altre due compagnie italiane. Blue Panorama ha chiesto il ricorso al concordato preventivo in continuità, una procedura che dovrebbe consentire alla società di Franco Pecci di riordinare la situazione finanziaria: nel 2013 dovrà necessariamente scoprire le carte.
Meridiana fly-Air Italy ha visto un cambio della guardia, con l’uscita di scena del comandante Gentile ed ora il nuovo a.d. Scaramella è alle prese con un delicato piano di risanamento. I problemi della compagnia con due anime risalgono alla sciagurata fusione tra Meridiana, la compagnia sarda che viveva di un’attività di linea più che decorosa, ed Eurofly, compagnia quotata in Borsa e in forte perdita. L’ulteriore aggregazione di Air Italy non è stata risolutiva. Il 27 dicembre sono stati messi in cassa integrazione altri 505 lavoratori, che si aggiungono agli 845 in cassa dal giugno 2011. La flotta si riduce di altri 9 aerei, e si ferma a quota 17. La perdita operativa tra gennaio e settembre è stata di 47,4 milioni su 529,3 di fatturato (-23% sul 2011). Ai primi di gennaio, dopo il sequestro cautelativo di un aereo all’aeroporto di Firenze da parte del giudice per un credito verso Adr, l’Enac ha messo la compagnia sotto osservazione.

Iata, spiragli di ottimismo
Iata - che riunisce 243 compagnie, ovvero l’80% del trasporto aereo commerciale - alla fine dell’anno ha diffuso spiragli di ottimismo, prevedendo un utile complessivo in crescita a 6,7 mld di dollari come consuntivo del 2012 e un’ulteriore crescita a 8,4 mld per il 2013. Se il vecchio mondo scricchiola, è l’area asiatica a trascinare ancora, con il suo sviluppo, il comparto. Imminente appare anche una maxifusione negli Usa, tra American Airlines e Us Airways.

Paolo Stefanato

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