EDITORIA - EVENTI - SERVIZI  DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

 
HOME > RUBRICHE - Interviste

Bettoja: "Ecco come si crea un albergo"

Maurizio Bettoja, quinta generazione di albergatori, presidente del gruppo alberghiero, racconta a Guida Viaggi come è nata l'attività della famiglia nel settore hotellerie nel lontano 1878 - di Annarosa Toso

Nato a Roma 64 anni fa, Maurizio Bettoja, presidente del gruppo omonimo, è cresciuto a pane e hotel nelle zone più belle di Roma, da via Panama alla via Aurelia, da via dei Lucchesi, vicino piazza fontana di Trevi, a piazza Indipendenza. Conosce tutte le storie tramandate dalla famiglia Bettoja che raccontano come da una cantina usata come magazzino il trisnonno diede vita alla società che vanta oggi a Roma 4 prestigiosi hotel.

“Il mio trisnonno che commerciava in vini, olio e grano decise di acquistare nel 1878 il pianterreno e la cantina del palazzo in via Cavour di quello che oggi è l'hotel Massimo d'Azeglio; già c’era un ristorante. Come investimento, ma anche perché la cantina consentiva di conservare le merci e poi la vicinanza con la stazione anche all'epoca era molto utile. Il palazzo di nuova costruzione, risaliva al 1875. Successivamente fu il bisnonno Angelo con la dote della moglie ad acquistare a uno a uno tutti gli appartamenti del palazzo e ad aprire l’albergo con il suggerimento di Bonaldo Stringher, statista, economista e presidente della Banca d'Italia. Gli disse, hai le camere, hai il vino, hai il ristorante, sei vicino alla stazione. Crea un albergo”.

Dai racconti di Maurizio Bettoja emerge anche la povertà di quei tempi. “Non c'era alcun tipo di assistenza sociale all'epoca. Erano le famiglie abbienti ad aiutare i poveri. La cucina del ristorante si apriva su Via Amendola e alla chiusura tutti i resti di cucina e minestre cucinate appositamente venivano dati alle persone bisognose. Il mio bisnonno regalava anche un quartino di vino, affrontando le resistenze della bisnonna che diceva che un conto era dar loro del cibo, un altro era farne degli ubriaconi. Ma il bisnonno diceva, che vuoi che sia un quarto di vino per un quarto d'ora di serenità!".

Nel 1895 la famiglia acquistò il Mediterraneo e affittò l'albergo Atlantico comprato successivamente dal padre di Maurizio Bettoja. In seguito insieme ad altri membri della famiglia Baglioni fu acquistato anche il Nord Nuova Roma. “Siamo sempre stati una famiglia molto unita e questo senso di unità ha contribuito a tenere in piedi questa società. Una forte identificazione della nostra società che ha funzionato in tutti questi anni. E poi un'altra nostra caratteristica è che noi non buttiamo via niente. Riutilizziamo, restauriamo. Gli arredi del Mediterraneo sono tutti originali. Purtroppo quelli dell'Atlantico la cui costruzione risale al 1936, nel 1960 furono tutti gettati via dal nonno Maurizio in fase di rinnovo dell'hotel”.

Maurizio Bettoja ci racconta che il Re del Montenegro, Re Nicola, dopo la sconfitta venne portato prima a Corfù e poi a Roma dove abitò nell'appartamento privato del bisnonno che viveva al Massimo D'Azeglio. “La curiosità è che il Re non volle avere la chiave dell'appartamento, perché disse, non è necessaria. Erano tempi molto diversi. La mia – aggiunge Bettoja – è stata sempre una famiglia di persone all'avanguardia per l'epoca e che guardava lontano. Come mio nonno, uno dei pionieri dell'aviazione italiana che cominciò a volare nel 1911 nel campo di volo di Centocelle. Era amico di tutti gli aviatori dell'epoca da Francesco Baracca a Gavotti: tutti venivano poi a dormire al D'Azeglio”.

Chiediamo a Maurizio Bettoja come si svolge la sua attività. “Sono presidente da poco, ho sempre lavorato nell'azienda di famiglia. Oggi ho più responsabilità, ma continuo a fare le cose che ho sempre fatto in un'azienda familiare come la nostra. L'aspetto di controllo è fondamentale, ma non solo. Parlare con il personale, capirne gli umori è più che necessario. Il direttore del Mediterraneo è con noi da trent'anni e prima di lui nel ruolo c'è stato suo padre. Consideriamo il personale parte integrante della nostra società”.

Quando sarà passato il testimone alla sesta generazione? “Irene, la figlia di mia sorella ha lavorato come cameriera a Londra e tornando ha dato un contributo di esperienze. Il figlio di mio fratello è molto interessato, ma ha 16 anni!. Chissà quante volte cambieranno idea! Speriamo che ci sia una sesta generazione che porti avanti la società. Oggi sicuramente se alcuni aspetti sono più semplici come le vendite che avvengono per lo più in via telematica, la gestione è più complessa di un tempo. Mi raccontava mio nonno che le prenotazioni arrivavano con lettera, così come per lettera arrivava la risposta da parte dell'hotel. Noi che conserviamo tutto, purtroppo abbiamo perso tutta questa corrispondenza. Peccato!”.

Annarosa Toso

COMMENTA

Ultime News

Guarda tutte
Registrati

Follow Us