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Riggio, Enac: "Voglio studiare, l'attualità mi sconcerta"

Il presidente uscente dell'Ente dell'aviazione ripercorre i suoi anni di attività ricordando progetti e debolezze del sistema Italia

L'orgoglio per i risultati ottenuti, le criticità del sistema Italia, la necessità delle tasse aeroportuali e soprattutto l'auspicio che Alitalia non venga nazionalizzata. E’ quanto si evince da questa intervista esclusiva di Guida Viaggi a Vito Riggio, presidente uscente di Enac.

Gv: Cosa avrebbe voluto fare nel corso dei suoi mandati che invece non è riuscito a portare a termine?

“Sostanzialmente niente di più di quello che ho fatto in quanto credo di aver realizzato per intero il programma che mi ero prefissato. Ovviamente bisogna sempre tenere in considerazione la fragilità del sistema Italia, che rischia continuamente di smagliarsi, ma speriamo di no”.

Gv: Di cosa è più orgoglioso dei tanti progetti realizzati da Enac in questi anni?

“Il Molo E di Fiumicino credo sia tra le realizzazioni migliori degli ultimi anni. Portare a termine il progetto ha impegnato molto non solo la società di gestione, ma anche l’Enac per le attività di propria competenza e per l’impegno a far rispettare il cronoprogramma, ma il risultato avuto è quello della costruzione di uno dei moli più belli d’Europa”.

Gv: Lei ha detto spesso che in Italia ci sono troppi aeroporti, che in qualche modo sono stati monopolizzati da Ryanair, che si vanta di allargare l'economia dove fa scalo. La pensa ancora così?

“Certo. Il monopolio delle low cost si è consolidato per una serie di motivi. Va considerato, infatti, che Alitalia non è stata in grado, per le proprie difficoltà, di garantire i servizi di collegamento diretti con l’Europa, che l’Italia è il Paese dei 100 campanili, che la proprietà pubblica ha spesso disinvoltamente finanziato le low cost e che le Regioni hanno fatto muro per difendere i propri territori”.

Gv: Cosa auspica per Alitalia?

“Che se la prenda qualcuno bravo e che non venga nemmeno lontanamente nazionalizzata”.

Gv: Cosa pensa davvero di Fiumicino? Sarà veramente in grado di gestire i milioni di pax previsti nei prossimi anni se non si darà avvio a quel raddoppio a Nord previsto già nei progetti degli anni 1965/66, ma ostacolato dagli ecologisti?

“Rimanendo nell’attuale sedime è in grado di gestire fino a 55 milioni di passeggeri. Ma bisogna pensare in prospettiva: se si vuole reggere la concorrenza con Madrid e Istanbul ed evitare di tornare alla situazione da suk che ho trovato quando ho assunto questo ruolo, bisognerà assolutamente realizzare il programma di ampliamento di Fiumicino”.

Gv: E cosa pensa della Business City di Fiumicino?

“E’ un ottimo progetto che mi auguro veda la luce al più presto per dare allo scalo servizi in più che renderebbero maggiormente appetibile l’aeroporto sia per coloro che viaggiano, sia come location di attività economiche e culturali”.

Gv: Nei biglietti aerei, soprattutto quelli di corto e medio raggio, si paga più di tasse aeroportuali che di costo effettivo di trasporto. Non c'è troppa discrepanza?

“Forse sì. Le tasse aeroportuali rappresentano una delle entrate principali delle società di gestione che si finanziano in questo modo. Se le vogliamo in buona salute bisogna che qualcuno paghi”.

Gv: Cosa le piacerebbe fare “da grande”?

“Studiare. Voglio studiare cose lontane dall’attualità, come ho già iniziato a fare dedicandomi, in questi giorni, ad approfondire la storia dell’Impero Romano. L’attualità da un po’ di tempo mi sconcerta”.a.to.

 

 

 

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