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Turismo invernale: situazione in fieri, ristori per le attività chiuse

26/11/2020 15:48
Oggi il tavolo ministeriale con i governatori delle regioni. Conte spinge per una linea comune nella Ue, ma sembra ci sia già una frenata sul fronte europeo sull'ipotesi di una decisione comune sullo stop allo sci

Il turismo invernale sempre più sotto i riflettori, tra stampa e tv, stime di perdite per la stagione in corso, annunci di chiusure ed appelli del settore, il tutto in una situazione in continuo divenire. Si terrà, infatti, oggi il tavolo ministeriale con i governatori delle regioni sul tema turismo invernale, mentre il premier Giuseppe Conte spinge per una linea comune nella Ue e parla di quarantena per chi rientra dall'estero. Intanto, sul fronte europeo si registra una prima frenata sull'ipotesi di una decisione comune sullo stop allo sci, come riporta Repubblica. Martin Selmayr, rappresentante della Commissione europea a Vienna, ha detto che "l'Unione europea non ha competenza per lo sci, non vuole e non può vietare nulla. I Governi e i parlamenti nazionali e regionali decidono autonomamente cosa indicare in termini di politica sanitaria in merito allo sci".  

Tra le notizie emerse sul fronte ristori, la dichiarazione del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, alla Camera. A quanto riporta Repubblica, le attività invernali costrette a fermarsi, o a partire in ritardo, potranno contare su un meccanismo di ristoro. "I ristori, così come sono garantiti ora per le attività chiuse, saranno assicurati a tutte le attività del turismo invernale. Non possiamo pensare che il Paese sia più sicuro se ha meno restrizioni. Se non è sicuro dal punto di vista sanitario, un Paese non lo è nemmeno dal punto di vista economico. Far partire alcune attività economiche con un mese di ritardo comporta certamente gravi perdite che saranno ristorate, compresi gli stagionali".

Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha fatto presente che "i ristori saranno come sempre coerenti alle misure" che il governo prende. E' la risposta che ha dato a chi gli chiedeva se il governo varerà ulteriori ristori per i gestori degli impianti sciistici. Ha spiegato che "non è detto" che lo strumento sia un decreto.

In Italia: l'appello delle regioni Alpine

Intanto in Italia si iniziano a fare i conti delle perdite qualora la stagione invernale non dovesse partire. Si parla di una perdita di indotto pari a 20 miliardi – una cifra vicina all’1% del Pil nazionale –, questo il danno che la montagna legata all’industria dello sci sarà costretta a subire senza l’avvio della stagione invernale. In questi ultimi giorni si sono ripetuti i messaggi di esponenti del Governo e virologi che affermano come si possa tranquillamente fare a meno della settimana bianca e dello sci, uno svago che non è indispensabile.
Dal canto loro Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Veneto e Friuli Venezia Giulia, non ci stanno e, in una nota congiunta, rimarcano al Governo la pericolosità di queste affermazioni.

“Non è corretto parlare di solo sci, attorno alla stagione invernale abbiamo intere economie di montagna e alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro perlopiù stagionali - dichiarano congiuntamente gli assessori delle suddette regioni - infatti, agli impiantisti bisogna aggiungere i noleggi, le scuole di sci, i ristoranti, i rifugi, gli alberghi, i bar, i negozi e tutte le altre attività economiche legate, dall’artigianato alla filiera alimentare, senza dimenticare il settore dei traporti privati, dei servizi, della moda, dei carburanti e così via”.

Tutte le Regioni alpine hanno calcolato in 20 miliardi l’indotto diretto della stagione invernale; è evidente che quest’economia caratterizza fortemente molte valli delle nostre Alpi, ma vale lo stesso anche per gli Appennini.

“Senza l’apporto della stagione invernale per la montagna è il disastro totale - fanno presente gli assessori delle Regioni delle Alpi -. Chiudere durante le festività natalizie significherebbe pregiudicare irrimediabilmente l’intera stagione, molti non aprirebbero nemmeno più. Per questo motivo lanciamo un appello al ministro dell’economiaRoberto Gualtieri affinché ci possa incontrare ed ascoltare. Il trasporto di persone sugli impianti a fune deve essere considerato alla pari di altri mezzi di trasporto, come bus e treni. Noi siamo pronti al confronto con il Governo per evitare rischi collegati alle festività, e siamo sicuri che è possibile gestire la questione. Del resto quando chiediamo l’apertura dei comprensori sciistici in sicurezza grazie al protocollo approvato lunedì lo facciamo per tutelare un indotto che è vitale per la montagna, ad oggi non ci sono alternative per garantire un tale indotto e occupazione. Pertanto, sia in caso di prolungamento della chiusura dei comprensori sciistici sia nel caso di una riapertura con forti limitazioni di presenze sugli impianti e piste da sci, chiediamo al ministro Gualtieri e al Governo Conte di prevedere adeguate misure economiche di ristoro per le attività direttamente ed indirettamente coinvolte”, concludono Daniel Alfreider, vicepresidente Provincia Autonoma di Bolzano, Luigi Giovanni Bertschy, vicepresidente Regione Valle d’Aosta, Sergio Bini, assessore al Turismo Regione Friuli Venezia Giulia, Martina Cambiaghi, assessore allo Sport Regione Lombardia, Federico Caner, assessore al Turismo Regione del Veneto, Roberto Failoni, assessore al Turismo Provincia Autonoma di Trento, Fabrizio Ricca, assessore allo Sport Regione Piemonte.

In Austria

Qual è la situazione in Austria? Certamente Vienna non è felice all'idea di un Natale senza vacanze sulla neve. Intanto, nel caso in cui lo stop dovesse venire imposto da Bruxelles, il ministro austriaco alle Finanze, Gernot Bluemel e la ministra per il Turismo, Elisabeth Koestinger chiedono un ristoro dell'Ue. Come riporta Ansa, Koestinger ha affermato: "Non posso condividere l'iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale. I nostri operatori turistici si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza, l'apres ski per esempio non sarà consentito".

Il settore, come sottolineato dalla ministra del Turismo, dà lavoro a 700mila persone. Dal canto suo l'ipotesi tracciata dal ministro delle Finanze è che uno stop peserebbe per circa 2 miliardi di euro, da qui la proposta di fondi diretti che lo Stato potrebbe redistribuire alle aziende o una riduzione del contributo che l'Austria versa all'Ue

In Francia

E in Francia? Emmanuel Macron ha annunciato un percorso a tappe per uscire dal lockdown, scrive La Repubblica. In merito alla chiusura degli impianti durante le vacanze di fine anno, Macron è allineato con il nostro Paese. “Una riapertura per le feste non sembra possibile”, ha dichiarato. Si sposta così a gennaio l'ipotesi di apertura delle piste francesi. Vero è che, qualche ora prima, il premier Jean Castex aveva incontrato i rappresentanti del settore, dando un po' di speranza, ma la situazione è cambiata visto che molte delle regioni francesi alpine sono quelle più colpite dall’epidemia. 


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