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Burgio: "Semplificazione e tecnologia" la risposta alla crisi

17/11/2020 10:38
In una intervista rilasciata al Sole-24 Ore il manager analizza il comparto, non nasconde le criticità, ma mostra una nota ottimistica: "Se il virus sarà sotto controllo il turismo sarà il settore che recupererà più velocemente i numeri del passato"

Gabriele Burgio, presidente e amministratore delegato del Gruppo Alpitour, analizza la situazione contingente del settore turismo, senza nascondere una certa preoccupazione. L'occasione è una intervista pubblicata da Il Sole-24 Ore, dalle cui colonne afferma che: "Le aziende turistiche che hanno fatto meglio nel 2020 hanno perso il 60% e il 2021 costringerà molti operatori a modificare le previsioni a causa della seconda andata di contagi, che porterà un inverno a bassissimo traffico". Il Gruppo Alpitour conta più di 4.000 dipendenti, nel 2019 ha chiuso il bilancio con un fatturato di quasi 2 miliardi, un dato praticamente raddoppiato in 7 anni, e un Ebitda che è passato dagli 11,4 milioni del 2012 ai 70,5 del 2019.

Tra le domande che gli vengono poste dal quotidiano, una è relativa all'impatto sociale che ha lo stop del turismo a seguito della pandemia. Burgio non nasconde che "i danni saranno pesanti", il manager non si riferisce "solo ai conti economici delle aziende del turismo. Il settore è strettamente legato a tutte le attività che guadagnano grazie al movimento delle persone: ristorazione, shopping, servizi. In Italia il bilancio è pesante".
Sottolineando un aspetto che caratterizza il settore, cioè la sua frammentazione, afferma anche che, a causa di ciò "non esistono dati ufficiali sul suo peso complessivo, ma analisi recenti hanno stimato che dovrebbe rappresentare circa il 13,2% del Pil, per un giro d’affari di 232 miliardi. Gli occupati sono 3,5 milioni, quindi circa il 15% del totale. Insomma, un settore che muove cifre importanti e che spesso, grazie anche alla formazione, rappresenta per i giovani la porta di ingresso nel mondo del lavoro".

I dati ottenuti a luglio e agosto in Italia, dove c'è stata una sorta di ripresa del turismo, sembra che non potranno più di tanto incidere nel bilancio 2020. E questo perchè "l'industria turistica italiana ha perso da Pasqua fino a fine giugno - motiva il manager -. L’estate è stata più breve e anche nei mesi di alto traffico, i numeri sono stati più bassi a causa delle regole di distanziamento che hanno portato gli hotel a occupare solo il 70/80% delle camere. In più, in questi mesi l’outgoing, che vale circa 3/3,5 miliardi, è stato molto basso. La stagione non si può considerare salvata".

Le tre criticità del settore

Tra i temi trattati quello di massima attualità, cioè gli interventi del governo a sostegno del settore, se siano stati adeguati o meno. A detta di Burgio in Italia ci sono "tre criticità. La prima riguarda la rappresentatività del nostro settore: abbiamo tante associazioni di categoria e quando ci presentiamo ai tavoli del Governo siamo in troppi e non riusciamo a comunicare le reali necessità del settore", osserva.
La seconda criticità è relativa alla "dimensione del problema: parliamo di danni molto ingenti, ma le prime misure sono state assolutamente insufficienti. Oggi, per fortuna, i fondi stanno aumentando".
La terza? "Riguarda i criteri di distribuzione. I soggetti interessati sono molti, dalle compagnie aeree, al turismo organizzato ed è complicato stabilire equi criteri di distribuzione. Ho visto però una grande velocità nel finanziare l’acquisto di biciclette, che non ho visto nel sostenere il turismo".

Le adv

Poi si passa la tema della distribuzione italiana e a cosa abbia fatto il gruppo per sostenere le adv. Burgio risponde intanto con un dato: "La distribuzione in Alpitour rappresenta il 95/96% del fatturato, quindi per noi è strategica. Per sostenerla abbiamo migliorato i termini di pagamento delle agenzie, facendo pagare il viaggio solo pochi giorni prima della partenza. Poi abbiamo offerto flessibilità: sui voucher, per esempio, la possibilità di scambiare il credito con altri servizi entro il 31 ottobre 2021". Burgio però non nasconde la sua preoccupazione in merito alla "tenuta del settore della distribuzione. È ovvio che le agenzie che già prima dell’emergenza attraversavano un momento di difficoltà, rischiano di ricevere il colpo di grazia. Altre, comunque, si stanno domandando se valga la pena di continuare. È il caso di agenzie nate 20/30 anni fa, i cui titolari vedono una progressiva erosione del patrimonio costruito in tanti anni di attività. Temo una pesante selezione nel settore", annuncia il manager.

Le mosse del gruppo

Infine, si passa al Gruppo Alpitour e alle possibili mosse. Alla domanda se siano in previsione ristrutturazioni, Burgio afferma: "Certamente non potremo affrontare il 2021 con la struttura che avevamo nel 2019, anno record per Alpitour. Per questo, già dall’anno scorso abbiamo iniziato a lavorare a un progetto di riorganizzazione dell’azienda impostato su semplificazione e tecnologia. A fronte di una flessione del fatturato del 60%, nel 2020, abbiamo aumentato gli investimenti in tecnologia: dai 6 milioni del 2019 ai 12 del 2020. Nel 2021 quindi ci presenteremo con meno brand, con una struttura più semplice e più diretta. Interpellato se sia prevista una riduzione del personale, si fa presente che il gruppo "si sta servendo come tutte le altre realtà del turismo di ammortizzatori sociali di varia natura a seconda delle esigenze specifiche delle singole aree del nostro business. Questo ci sta permettendo di tutelare i nostri dipendenti e al contempo di avere maggiore spazio di comprensione rispetto all’evoluzione dell’emergenza. Tutti noi ci auguriamo che il mercato possa ripartire e che si concretizzi la ripresa a “V” che molti analisti indicano, ma fare previsioni ora è molto difficile - constata Burgio -. Al momento opportuno valuteremo quindi lo scenario che avremo davanti: sappiamo tutti che se le frontiere non si riaprono e non si trovano degli accordi per consentire spostamenti sicuri, il nostro settore avrà delle pesanti ripercussioni".
Infine, una nota ottimistica, dettata dalla convinzione che, "se il virus sarà sotto controllo il turismo sarà il settore che recupererà più velocemente i numeri del passato. La voglia è molto forte", conclude Burgio. 


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