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Burgio: "Bisognerebbe studiare misure anche per il comparto turistico"

28/10/2020 09:36
In una intervista rilasciata a Wall Street Italia, il manager sottolinea la priorità del momento che è quella di “sbloccare i fondi. E, allo stesso tempo, trovare soluzioni condivise per convivere con questa nuova fase”

“Il rischio è di un fatturato zero a chiusura d’anno”. Non usa mezzi termini Gabriele Burgio, presidente e amministratore delegato del Gruppo Alpitour, nell'analizzare la situazione contingente in cui versa il settore del turismo.
In una intervista rilasciata a Wall Street Italia, il manager sottolinea la priorità del momento che è quella di “sbloccare i fondi. E, allo stesso tempo, trovare soluzioni condivise per convivere con questa nuova fase”, afferma.

Fermo restando che “la salvaguardia della salute è prioritaria”, a detta di Burgio “non è limitandosi a fare i lockdown che si trovano le soluzioni. Come nel caso di sale cinematografiche e teatri che in questi mesi si sono rivelati spazi sicuri, bisognerebbe studiare delle misure anche per il comparto turistico. Ora è tempo di lavorare sulle prossime aperture, in modo sicuro e con i protocolli del caso, ma occorre aprire non limitarsi a chiudere tutto, come è appena avvenuto”, afferma il manager.

Interpellato in merito al recente Dpcm emanato dal Governo, unitamente alle disposizioni contenute nelle ordinanze regionali, in merito alle misure di contenimento, che hanno inferto un ulteriore colpo al settore, tra cui anche a quello dell'ospitalità come vien fatto presente, Burgio afferma: “Si tratta di provvedimenti che, pur non disponendo la chiusura delle strutture ricettive, penalizzano fortemente le imprese titolari di queste ultime. Tra frontiere impermeabili al turismo, viaggi sconsigliati, eventi sospesi, spettacoli annullati, cerimonie vietate e pieno smart-working, è difficile trovare qualcuno che decida di prenotare un soggiorno in una struttura alberghiera o che compri un volo”.

Burgio si sofferma poi su un concetto caro al comparto e cioè che “il turismo è uno dei settori economici più importanti per l’Italia eppure Governo e Regione non tengono conto degli enormi sforzi che le imprese turistiche hanno compiuto per adeguarsi ai protocolli anti-covid con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza tanto agli ospiti quanto a dipendenti e collaboratori”.

Tra i temi trattati durante l’intervista anche quello annoso dell’incapacità italiana di fare sistema e di levarsi con una voce univoca. Analizzando il tema, Burgio fa presente che “sono troppe le associazioni di categoria legate a turismo e tempo libero. In questa frammentazione, non essendoci omogeneità di intenti, non riusciamo a farci sentire dal Governo”.
A suo dire “sul futuro del turismo in Italia manca una visione a livello di sistema, gli standard delle strutture sono troppo diversi da regione a regione. E anche la promozione a livello internazionale è fatta, singolarmente, dalle diverse regioni e non a livello di Paese - osserva -. Tutto questo rende più difficile una promozione omogenea e ben fatta dell’Italia. Lo diciamo da anni, ma nulla cambia”.

Sul tema dei fondi, poi, se si va oltre i confini nazionali, Burgio punta il dito sul fatto che “in altri Paesi europei, come Francia e Germania, al settore del turismo sono stati dati subito fondi per ristoro. Da noi no. Di conseguenza, anche la vicenda del credito d’imposta deciso dal Governo non ha nessuna utilità se non si fattura”.
 


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