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Post-covid: il negozio fisico diventa parte di un sistema omni-canale

29/09/2020 10:02
Il retailer deve riprogettare lo store fisico in modo che sia parte di un’intera catena di canali interconnessi tra loro. Si fa strada l’Rfid come tecnologia abilitante

Il retail come dovrà affrontare il post-covid? La crisi ha cambiato esigenze e priorità per il mondo del business e, in generale, la mentalità delle persone. Per quanto riguarda il settore retail, i negozi non possono semplicemente riprendere da dove erano stati interrotti. La pandemia e la lunga quarantena hanno cambiato il comportamento del consumatore, forse in modo permanente, e i protagonisti del settore devono tutt’ora tenerne conto per rimanere competitivi e prosperi nel new normal.

Il concetto di negozio fisico si è trasformato: da unico punto di contatto con i consumatori, è diventato parte di un sistema omni-canale. Se prima della pandemia il punto vendita rappresentava un riferimento ancora importante per gli acquisiti, durante il lockdown il canale e-commerce è divenuto il principale mezzo di acquisto ed ha continuato ad esserlo, visto che retailer di tutto il mondo hanno incentrato su di esso le proprie strategie per conservare la fiducia dei consumatori .

Ad essere cambiati per sempre sono i criteri di scelta dei canali d’acquisto. Il punto vendita non è più, solo, un luogo dove comprare o prelevare un prodotto, ma sempre di più uno spazio dove il consumatore si aspetta di vivere un’esperienza di valore e in sicurezza. Per questa ragione il retailer deve ripensare e riprogettare lo store fisico in modo che sia parte di un’intera catena di canali interconnessi tra loro: il calo della fiducia da parte dei consumatori causata dalla pandemia ha determinato una riduzione complessiva della spesa discrezionale e, dal punto di vista comportamentale, il cambiamento diverrà potenzialmente più duraturo per quanto concerne l'adozione accelerata del commercio elettronico.

Il canale di acquisto online, che segnava già un incremento pre-pandemia, con il periodo della quarantena ha registrato picchi notevoli, anche in categorie prima non interessate: nel periodo di lockdown i consumatori hanno scoperto (ciò vale ad esempio per gli anziani e i non tecnologici) e apprezzato per la prima volta comodità ed efficacia negli acquisti online e l’e-commerce ha continuato poi a crescere in modo evidente.

Alcuni comparti, come l’apparel, hanno subito quasi 12 settimane di battuta d’arresto, con un impatto molto significativo a livello di costi di gestione e struttura e in assenza totale del fatturato normalmente generato dal canale fisico.

La chiave risiede nell’omnicanalità, e nella capacità che i retailer dimostreranno di avere nel mettere in campo strategie accurate di integrazione omnicanale in negozio. In questa nuova fase è necessario trasformare il concetto stesso di offerta di esperienze uniche ai clienti, in quello di un’esperienza superiore di scoperta del prodotto e di fruizione di servizi multi-canale sofisticati, quali Bopis (acquisto online con ritiro in negozio), self-checkout e mobile checkout, ad esempio. Ciò ha ripercussioni importanti anche sulla necessità di investire sulla formazione di uno staff omnichannel, flessibile e, in molti casi “tecnologico” e in un’infrastruttura It stabile e performante, che permetta di gestire flussi continui di utenti (clienti, ma anche addetti di negozio a supporto degli acquisti multicanale) sugli store digitali.

A fare questa analisi è Checkpoint Systems, fornitore di tecnologia all’avanguardia, con 50 anni di expertise sul settore retail. Ora è in prima linea per il supporto delle aziende: ad esempio con le proprie soluzioni basate sull’Rfid. Questa tecnologia potrebbe infatti essere uno dei principali fattori abilitanti la trasformazione del comparto, della mentalità, della cultura e del concetto stesso di omnicanalità: l’adozione della tecnologia Rfid consente di avere inventari accurati, controlli dello stock a zero margine d’errore e quindi la possibilità di offrire ai clienti un servizio di livello, spiega una nota. 

Negli anni ha visto abbattersi i costi, divenendo sempre più alla portata di qualsiasi dimensione di business, dimostrando il proprio valore aggiunto, coinvolgendo tutti i livelli della filiera, dalla logistica, al marketing, alle vendite. Scegliere un progetto Rfid per un’azienda non significa unicamente installare un’infrastruttura hardware, ma adottare un sistema software all’avanguardia, sul cui sviluppo il reparto R&D di Checkpoint rivolge sforzi e investimenti. L’obiettivo è accompagnare i retailer a tutti i livelli dell’adozione, per contribuire al loro successo nella “prossima normalità” del Post-Covid.
Potrà essere una soluzione anche per il settore del travel?


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