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La chance del turismo rurale e dei borghi

25/05/2020 08:33
Segmenti che saranno pronti ad accogliere i nuovi ospiti o quelli di sempre. Si tratta di prodotti per eccellenza sicuri, destinati a diversi target - di Nicoletta Somma e Stefania Vicini

"Il turismo rurale ce la farà". Fausto Faggioli, presidente di Earth Academy, non ha dubbi in merito. Non solo, aggiunge anche che "sarà pronto" ad accogliere i nuovi ospiti o quelli di sempre. Cioè quei flussi che quest'anno, forse, saranno alimentati anche da nuovi target, spinti ed invogliati a visitare un'Italia diversa, complice una situazione attuale che potrà far riscoprire il nostro Paese con occhi diversi, per un turismo che, come è stato detto, non dovrà più essere chiamato minore, ma diverso, appunto.
E i borghi saranno pronti? "Nei territori dove le buone pratiche sono sperimentate da sempre è più facile accogliere i turisti - afferma - Rosanna Mazzia, presidente dell'Associazione Borghi Autentici d'Italia e sindaco del Comune di Roseto Capo Spulico -. Dove si sono attrezzati è più facile fare turismo di prossimità, domestico, che nei prossimi anni sarà anche altro: infatti i nostri ospiti li definiamo cittadini temporanei". E qui sta la svolta, il modo diverso di concepire il turismo e i turisti, che diventa accoglienza data a chi si sente parte di noi. Ecco il salto di qualità.

Sicurezza, fiducia e identità culturale
In questo periodo non facile di lockdown si è stati a lungo chiusi, sono mancate le relazioni sociali, adesso quanto sarà importante puntare sul concetto di benessere legato alla ruralità? "Il mondo rurale non deve inventarsi niente - osserva Faggioli -, il concetto di cittadino temporaneo è fantastico. Non è più il b&b che ti ospita, ma la comunità che si fa carico di questo valore". Poi Faggioli dà un input, "il mondo rurale più l'enogastronomia, ma quanto possono vendere... In questi ultimi tempi (pre-pandemia, ndr) si è parlato molto di turismo esperienziale, ma nelle cantine si è sempre fatto. L'economia circolare si è sempre fatta in campagna". E i trend lo dimostrano, per esempio c'è "un sentore di richieste notevole per le fattorie didattiche - afferma il presidente -. Pensiamo a chi ama i cavalli, si è a metri di distanza". Cosa vuol dire tutto ciò? "Siamo il prodotto per eccellenza di sicurezza. Oggi - sottolinea - dobbiamo lavorare sulla parola magica che è sicurezza legata a fiducia, il vero prodotto che al momento devo vendere è la fiducia".

Poi il discorso si sposta su di un altro piano, a suo dire "non è vero che aumenteranno i prezzi e non vogliamo essere il turismo di serie B, i borghi hanno una loro identità, specificità per questo non dobbiamo inventarci nulla, basta proporre la nostra storia". Faggioli introduce così un'altra parola chiave, identità culturale, che è intrinseca alla natura del territorio. Quali saranno gli strumenti per consolidare questo turismo diverso? "Noi siamo l'autenticità di un territorio, ci vuole un progetto di welfare territoriale e intersettoriale. Non c'è più un turismo che possa fare da solo, il mondo rurale vive 365 giorni all'anno". Identità culturale da riscoprire: “Prima in Irlanda, poi in Italia è scoppiato l’heritage tourism – afferma Paola Fagioli, membro della segreteria del settore turismo di Legambiente e vicepresidente di Aitr -, la scoperta dei borghi dove vivevano i propri nonni. E’ il momento che gli italiani riscoprano la vera Italia, i nostri borghi, una realtà sottovalutata e che conoscano ciò che è più loro prossimo”. Il che può rappresentare “un’occasione per ampliare la platea – commenta Vincenzo Emprin, responsabile Italyscape Quality Group -. Gli itinerari che noi costruiamo sono destinati al viaggiatore curioso”. Percorsi che hanno “una valenza etica, in cui non si è spettatori, ma protagonisti. E in questo ci siamo resi conto di quanto sia importante il rapporto con le agenzie e del fare squadra”. Fagioli sottolinea, però, un “ma”: “C’è un grande lavoro da fare – aggiunge -, è necessario che gli operatori imparino a comunicare in modo diverso”. Ci si sta lavorando con grande impegno, commenta Fagioli, precisando: “Non vogliamo essere un turismo di seconda scelta e nemmeno che l’Italia sia un ripiego, ma una scelta consapevole”.

Creare un brand nazionale
Un assist, quello della comunicazione, raccolto dalla presidente dell'Associazione Borghi Autentici d'Italia: a detta di Mazzia si dovrebbe declinare "in chiave urbana ai borghi, creare un tavolo dove si parli di politiche riferite alle realtà più piccole, che sono un sistema nazionale". Mazzia fa presente anche che le singole realtà "non possono essere lasciate alla sensibilità del singolo sindaco, servono politiche nazionali o rafforzare il sistema dei borghi o dare concretezza al sistema salva borghi, ma per essere riconosciuti come sistema deve esistere un brand nazionale che guardi ai borghi". Da qui l'idea provocazione, perché non fare gli Stati generali del turismo diverso?

I target
Ma a chi si rivolge questo tipo di offerta? “Il cicloturismo è possibile per tutti – sostiene Giulietta Pagliaccio, consigliere nazionale Fiab Onlus (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) -, va calibrato il percorso e scelto il mezzo di trasporto adeguato. Oggi più che mai con la bicicletta a pedalata assistita è possibile arrivare là dove non sembrava possibile, anche per le persone meno fisicamente pronte”. C’è, però, un limite: “Non tutti i territori sono adeguati – spiega il consigliere -, le città sono spesso inaccessibili. Il tema del cicloturismo va accompagnato a un tema di governo della mobilità”. Un problema “grosso, che non può essere risolto in due mesi – riconosce la manager -; bisogna porsi, tuttavia, in quest’ottica”. La sostenibilità è dunque catalizzatore di una democratizzazione della vacanza? “Siamo molto trasversali – afferma Federico Di Graci, responsabile marketing Club del Sole -; la nostra non è solo una vacanza per il ragazzo che ha pochi soldi, anzi il 70% della nostra clientela è rappresentato da famiglie, cui si affiancano le generazioni dai millenial ai baby boomer, grazie a un prodotto che si è arricchito negli anni”.

Uno sguardo all'estate
Inevitabile guardare all'estate che è decisamente alle porte, come sarà? Secondo Mazzia sarà con "tante opportunità e difficoltà". C'è però da considerare che la vacanza nei borghi "per densità di popolazione, che è inferiore rispetto alle città e per spazi più grandi è più agevole e sicura per la normativa del distanziamento sociale. Voglio lanciare un input - dice -, questo tipo di turismo non è povero, si è evoluto molto, è un turismo duttile, per tutte le tasche ed esigenze con il filo conduttore della consapevolezza e dell'essere aperti al change of mind". “Avremo la possibilità di vivere l’Italia come non abbiamo fatto mai – sostiene Emprin -, riappropriandoci del nostro Paese senza le folle”. “Scoprire i dintorni di casa nostra”, precisa Pagliaccio, specificando che la “preoccupazione sono i trasporti: spesso usiamo il treno e non vorrei si privilegiasse l’auto”.
La parola chiave dell'estate? Secondo Di Graci sarà "far conoscere tutto il panorama e fidelizzare quel mercato domestico che tutto il mondo ci invidia, offrire una sicurezza percepita e sensibilizzare le generazioni verso una maggiore attenzione nei confronti della natura e dell'ambiente circostante".

Nicoletta Somma e Stefania Vicini


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