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Territori: ripensare i modelli la sfida oltre il virus

05/05/2020 08:33
Le regioni sanno come ripartire, attendono di sapere quando poterlo fare. Si ragiona in termini di sostenibilità ed etica. Si profila l’opportunità di scoprire aree diverse - di Nicoletta Somma e Stefania Vicini

Il Covid-19 ha sconvolto le nostre vite e ha messo in ginocchio un settore, quello turistico, che pesa per il 13,2% del Pil, con un giro d’affari di oltre 232 miliardi di euro e che impiega 3 milioni e 500mila addetti. E in attesa di nuove regole e protocolli, si fa insistente la domanda sul "quando" si potrà riaprire e tornare a una certa normalità, magari spostandosi per una vacanza tra le nostre regioni. L’epidemia può essere, però, ribaltando il problema, un’opportunità per ripensare i modelli finora seguiti e per ridisegnarne di nuovi. Questi alcuni dei temi che sono stati trattati durante l’e-MARTEDIturismo by Guida Viaggi dal titolo “Marketing territoriale e incoming di prossimità". 

L'occasione del turismo lento
Tra gli scenari tracciati, si è riflettuto sul fatto se i territori cosiddetti minori possano essere uno dei luoghi sicuri della vacanza di quest’anno, ma soprattutto se siano pronti a ricevere nuovi viaggiatori? Un dato di fatto è che "la domanda di turismo lento e nelle aree interne tra borghi, parchi e cammnini è in aumento", come tendenza generale, certo in una situazione quale quella attuale, dove "le attività all'aperto sono chiuse è un ossimoro se non la si vede a breve termine", osserva Alessandro Cugini, docente e autore Mooc Federica presso l'università Federico II di Napoli. Secondo il docente si devono quindi focalizzare gli investimenti "per aumentare l'offerta di turismo lento nei luoghi minori per cogliere la richiesta di domanda, se non ad agosto, speriamo per settembre". 

La sfida della Lombardia
Tra le zone più colpite dall'epidemia c'è la Lombardia: la regione, compatibilmente con le msiure di contenimento, su cosa sta lavorando per avviare la ripresa? Secondo Paolo Baccolo, direttore generale Explora - in Lombardia, una delle difficoltà è "poter dare una risposta al quando sarà possibile riprendere. E' un problema per le pubbliche amministrazioni e per gli operatori. L'assenza di una data - osserva - impedisce alla filiera di poter avviare qualsiasi forma di interlocuzione". In questo momento si lavora su due filoni principali. Uno è quello di "completare le proposte presenti sul sistema informatico della Lombardia - spiega Baccolo -, cercando di coprire anche le aree interne e meno conosciute". Il tutto con la consapevolezza di dover coprire tutto il territorio lombardo e di collegare anche gli eventi e la ricettività.
Il secondo filone vede la regione prepararsi ad affrontare il "momento zero - come lo chiama Baccolo -, per avere una scadenza temporale che indichi se lavorare sulla stagione estiva, o se serve proiettarsi verso l'inverno o il prossimo autunno, ci stiamo preparando per far fronte a ciò". 

Il problema dei modelli da rivedere
Ad andare contro corrente, per sua stessa ammissione, è Pietro Paolo Giampellegrini, commissario straordinario Agenzia inLiguria. A suo dire se oggi abbiamo dei problemi non è per colpa del virus, ma perchè ci rifacciamo a dei modelli di "turismo economico che erano destinati a fallire". Secondo il commissario si deve rivedere il modello di turismo massivo a cui si fa riferimento. Una volta superata l'emergenza, se dovesse ritornare "siamo pronti o saremo ancora in ginocchio? - domanda Giampellegrini -. Ogni regione ha la sua offerta, ma ci sono cardini di turismo etico sostenibile di luxury experience da rispettare. Pertanto, dobbiamo ripartire da un modello etico e sostenibile". Non solo, Giampellegrini porta a riflettere sul fatto che, se la stagione dovesse partire più tadi, è necessario che "si creino degli eventi, che si diano delle alternative e che si abbia una programmazione unica". In quanto il turismo è collegato a più elementi, tra arte, cultura, etica, territorio, eventi, pertanto si deve "ricostruire una autonomia a livello territoriale, per un turismo più intimo, più tipico. Si deve ricostruire la nostra tradizione e la nostra etica. Siete convinti che il nostro modello sia giusto e che ci tutelerà in futuro?". E' questo il messaggio lanciato da Giampellegrini, una domanda che si pone e che pone agli altri come tema su cui riflettere.  

Il paradigma rovesciato
Un ruolo di guida e di faro in questo periodo particolare spetta alle agenzie di promozione turistica: “Per un ente come il nostro che è integrato – ha spiegato Lucio Gomiero, direttore generale PromoTurismoFvg – l’operatività è stata costante. Dai territori siamo sempre più visti come ‘speranza’ e riferimento. Abbiamo cercato di tenere uniti offerta e operatori intensificando la promozione”. Ma Gomiero va oltre e propone un rovesciamento di paradigma: “Siamo tutti alla ricerca del ‘quando’ si apre – sottolinea il direttore -; a me interessa il ‘cosa’, cioè aprire le spiagge, il ‘quando’ se vogliono ce lo dicono, il ‘come’ sappiamo in che modo farlo”. Secondo Gomiero, quindi, se “spieghi il ‘come’, nascerà anche il ‘quando’. Noi siamo pronti”.

Non perdere di vista la sostenibilità
Ma questa pulsione a ripartire può far sottovalutare un aspetto come la sostenibilità, sul quale alcune regioni hanno fondato la propria strategia? “Spero di no – risponde Francesco Palumbo, direttore generale Toscana Promozione -, mi auguro che sia, anzi, un’occasione per riflettere. I dieci-quindici miliardi di euro che dovrebbero arrivare dal governo, però, non sarebbero sufficienti. Se puntassimo solo ad usare questi fondi per rattoppare le perdite nel 2021 ci presenteremo appena sopravvissuti, invece, dobbiamo presentarci ristrutturati – afferma Palumbo -. Dobbiamo approfittare del momento di fermo per farlo. Oltre ai regimi di aiuto, bisognerebbe fare azioni strutturali e lavorare sui territori per far sì che la loro offerta diventi sostenibile. Nei loro bilanci aziende come Hilton e Accor puntano sulla sostenibilità”. Secondo Palumbo si potrebbe lavorare sull’integrazione di mobilità elettrica e ferroviaria in una sorta di circolo virtuoso che coinvolgerebbe hotel, lidi, operatori e startup: “Non è impossibile – rimarca il manager -, ci sono investimenti disponibili di Enel e le concessioni balneari sono state rimandate fino al 2023. Il tema della sostenibilità, poi, è molto sentito dagli stranieri: sono disposti a una spesa di oltre il 10% se il pacchetto ha questa caratteristica”.

Il filone delle 5 S
E i nostri connazionali coglieranno l’opportunità di scoprire territori diversi? “Starà alle agenzie attirarli – commenta Luisa Piazza, direttore generale Visit Piemonte Dmo -. Questa situazione rappresenta un trauma collettivo, ma anche un’occasione per riflettere se il successo si misura nel numero di presenze o se è il momento di ridisegnare questo puzzle”. Per farlo l’agenzia suggerisce le 5 “S”: “Sicurezza, smart approach, sobrietà, solidarietà e sostenibilità. Queste 5 ‘S’ sono filoni conduttori del turismo da ridisegnare. Ciascuno dei nostri territori ha in sé il mix in grado di attirare il turismo interno, ma dobbiamo cercare di riconfezionare ciò che abbiamo. Stiamo lavorando con le agenzie turistiche locali in tavoli specifici”.

Nicoletta Somma e Stefania Vicini

 


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