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Viaggi d’affari italiani, la spesa oltre i 20 miliardi di euro

19/02/2020 10:07
Secondo i dati dell’Osservatorio Business Travel il settore cresce a ritmo più elevato rispetto all’economia del Paese - di Paola Olivari



Nel 2019 la spesa per i viaggi d’affari ha raggiunto i 20,6 miliardi di euro, in aumento del 1,9% sull’anno precedente mentre la crescita del nostro Paese si ferma allo 0,1%. Lo sostiene l’Osservatorio Business Travel, nato dall’unione delle ricerche svolte sul tema dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano con quelle del Center for Advanced Studies in Tourism (Cast) dell’Università di Bologna.

“Il mondo ha rallentato - spiega Andrea Guizzardi, direttore dell’Osservatorio Business Travel - e sullo scenario pesano le incertezze derivanti da conflitti, dazi e cambiamenti climatici. Al blocco del Pil mondiale, comunque al 3%, corrisponde inevitabilmente un blocco del Bt. Non manca anche una visione negativa verso chi viaggia, in quanto il travel è visto come un settore inquinante. In Italia il Pil è stazionario e l’export ha tenuto. Nel 2019 si galleggia, con i viaggi internazionali in discesa e il corto raggio in crescita e, se ho ragione, questa figura la vedremo per molto tempo”.

“Prendendo in esame - continua - le aziende con almeno 10 addetti, il mercato nazionale (+2,2%) vede aumentare i viaggi, i pernottamenti e il loro costo mentre il mercato internazionale sale dell’1,8%, sintetizzando dinamiche di prezzi e viaggi contrastanti. Nel segmento intercontinentale la spesa delle aziende è sostenuta dalla crescita dei pernottamenti e dalla rivalutazione del dollaro, mentre a diminuire è il costo del trasporto (-2,0%). Quest’anno chi ha speso di più non è stato un cattivo travel manager ma ha scontato la forza della moneta americana”.

“Con il 57% della spesa, il trasporto è la voce più rilevante nel budget delle imprese italiane”, ha proseguito il professore. “Il progresso, rispetto al 2018 (+1,6%), è guidato soprattutto dai segmenti ferroviario, sul quale predomina l’effetto prezzo, e su gomma. In questo caso, oltre ai viaggi aumenta il segmento delle auto utilizzate e la distanza media percorsa. Le dinamiche sono più sostenute nella spesa per alloggio (+1,9%) grazie a un incremento del costo medio per camera e dei pernottamenti, più marcato sul mercato europeo e, soprattutto, nella spesa per ristorazione (+3,4%) che cresce sul mercato intercontinentale per l’effetto combinato della maggiore durata dei soggiorni e dell’apprezzamento del dollaro sull’euro”.

A influenzare maggiormente le dinamiche del business travel nel 2020 e negli anni a venire saranno le variabili in grado di modificare le catene di approvvigionamento esistenti nell'industria globale.

“Tra queste l’apprezzamento dei tassi di cambio delle economie avanzate, che hanno aumentato il costo reale delle importazioni dei mercati emergenti, così come le guerre, siano esse commerciali o combattute sul campo, che generano incertezza e aumentano i costi di trasporto, senza dimenticare le politiche mirate a frenare le emissioni di gas a effetto serra. Riguardo alle conseguenze di due casi di stretta attualità nel mondo travel, come la Brexit e la diffusione del coronavirus i dati storici ci invitano invece a una maggior cautela. Nel primo caso per la moderata entità del commercio del nostro Paese con il Regno Unito e nel secondo perché, facendo un paragone con la pandemia della Sars di inizio millennio, i viaggi d'affari da e verso la Cina sono stati nella maggior parte dei casi posticipati, mentre in quegli anni a incidere era soprattutto il ciclo economico negativo. In caso di un decorso simile, la chiusura degli stabilimenti e l'annullamento di eventi che coinvolgono anche partner occidentali dei quali abbiamo recente notizia, avrebbero quindi effetti limitati al breve periodo”.

L’instabilità dell’attuale quadro politico-economico si riverbera anche sulle attese dei travel manager per il 2020: la metà del campione prevede, infatti, un 2020 stazionario rispetto al 2019, con un incremento della spesa tra l’1,5% ed il 2,7%.

Dal 2010, nel business travel la spesa è cresciuta di quasi il 5%. La crisi economica ha inizialmente pesato sulla dinamica della spesa nazionale, ma dal 2015 il mercato è tornato a crescere grazie soprattutto ai prezzi dei servizi di trasporto e di alloggio. La spesa “reale” è quindi cresciuta di quasi 10 punti percentuali e si è ridotto in modo significativo il gap tra domestica e quella internazionale.

L’effetto cumulato della crisi del 2007, che ha portato alla delocalizzazione di molte aziende italiane, ha una misura evidente: i viaggi internazionali sono il 14% in più rispetto a 12 anni fa, mentre i nazionali sono circa il 13% in meno. Un differenziale di 27 punti, che si mantiene costante dal 2013.

Paola Olivari

 

 


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