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La tecnologia strumento per il tourism journey

17/02/2020 15:17
Prima le aziende erano focalizzate sugli strumenti di teleprenotazione, ora su una serie di servizi che prendono per mano il viaggiatore dalla fase di ispirazione al post trip osserva Roberto Di Leo, fondatore eMinds - di Stefania Vicini

La tecnologia diventa uno strumento per comprendere il mercato, specchio dei tempi e degli investimenti che rivelano la direzione in cui gli operatori si stanno muovendo. "In questi 20 anni la tecnologia è cambiata ed è cambiato anche il mercato", osserva Roberto Di Leo, fondatore eMinds, intervenuto recentemente in Bit al convegno dal tema "Tour operating tradizionale e Dynamic packaging: come cambia il modello di business e perché". Il manager osserva che "prima i t.o. facevano il volo+hotel, mentre tre anni fa ci siamo trovati di fronte alla scelta di posizionare la tecnologia in un ambito che è una scommessa, ossia di focalizzarci sulle realtà del lungo raggio".

L'elemento che segna lo scarto rispetto al passato è che prima la tecnologia era "operatore centrica, automatizzava una serie di operazioni oggi è lo strumento con cui interagisco con il cliente e riesco a far vivere un'esperienza - sottolinea Di Leo -. Oggi la tecnologia ha cancellato i confini e credo sia difficile avere una unicità di prodotto, vista la pletora di player e la facilità con cui sono raggiungibili, per cui l'altro vantaggio competitivo può essere l'unicità di mercato e nella nicchia c'è la possibilità di innovare a livello di servizi".
Dal canto suo il manager non crede nelle soluzioni pre confezionate, "il t.o. deve mettere il suo valore aggiunto", afferma. Un aspetto che è più facile realizzare con gli itinerari lungo raggio? Secondo Di Leo "l'itinerario ha una complessità che è meno marcata nel volo+hotel", ma si domanda anche quanto, oggi, questa formula venga acquistata tramite t.o? "Il cliente finale ha dalla sua una molteplicità di strumenti, andando su Google ha a disposizione una serie di sistemi, pertanto se il valore aggiunto fosse solo quello del servizio il t.o. non potrebbe esprimere il meglio di sè, che è il valore consulenziale. Chi ha saputo modificare il suo approccio sta crescendo". 

Al vaglio una nuova piattaforma

Come si immagina l'operatore del futuro? A detta del manager i t.o. devono "diventare sempre di più digitali, prima le aziende erano focalizzate sugli strumenti di teleprenotazione, ora su tutto il viaggio, (tourism journey), una serie di servizi che prendono per mano il viaggiatore dalla fase di ispirazione, scelta, prenotazione fino alla fase di post trip". Pertanto da qualche mese eMinds, a seguito di una riorganizzazione interna, resa necessaria dalla volontà di dare una risposta al mercato in termini di rinnovamento del prodotto, ha investito sulle risorse, raddoppiando il numero di programmatori per far fronte a questa richiesta di innovazione. "Stiamo lavorando ad una nuova piattaforma - annuncia il manager -, con una logica più orchestrata, perché oggi ci sono una serie di soluzioni che non interagiscono tra loro". Prestando attenzione all'osservazione del comportamento del cliente, "il dato è frammentato, non riusciamo a capire se è andato in agenzia, o se dopo aver scelto un preventivo sia andato sul web per prenotare, pertanto riuscire ad ottenere queste informazioni e interpretarle pòtrà essere un vantaggio competitivo".
Il che dimostra come, nel processo evolutivo degli operatori di casa nostra nel loro rapporto con la tecnologia, la "fase di prenotazione" sia ormai consolidata. Ancora una volta la raccolta e l'analisi dei dati si conferma elemento focale per interpretare il mercato e segna la strada degli investimenti.

Una curiosità

Quali sono i vantaggi e i limiti dei grandi gruppi e dei piccoli t.o. specializzati? Se si guarda la tecnologia legata ai grandi gruppi e agli operatori medio-piccoli emergono secondo Di Leo delle differenze evidenti. "Nei grossi si ha un sistema complesso, che comporta anche un aumento della complessità nel trovare soluzioni". Nelle realtà medio-piccole si ha "freschezza, leggerezza, ma anche una maggiore rigidità nella capacità di investimento - osserva il manager -. Basti dire che 20 anni fa lo sviluppo di un'applicazione poteva essere gestita da una sola figura professionale, cioè il programmatore, oggi richiede la presenza di più figure di esperti in diversi campi ed un conseguente aumento dei costi". Il vantaggio delle medie-piccole realtà è la velocità.

Stefania Vicini

 

 


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