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Crociere: settore che non conosce crisi

21/01/2020 08:33
Un business che vale ormai circa 150 miliardi di dollari, pari a 135 miliardi di euro. Solo nel 2020 saranno varate altre 19 nuove navi, portando il totale della flotta mondiale a 278 - di Angelo Scorza

Sembra non prendersi neanche un momento per prendere fiato la lunga corsa delle crociere verso traguardi sempre più distanti e ambiziosi. Anche nel 2019 il settore delle navi passeggeri non ha dato segni di cedimento al suo incedere che parte da molto lontano. Parliamo di un business che vale ormai circa 150 miliardi di dollari (pari a 135 miliardi di euro), secondo cifre ufficiali rilasciate dall’associazionismo settoriale americano, patria delle crociere moderne, così come queste sono intese dagli anni ’60 e ’70 in poi; mentre il fenomeno dei transatlantici di linea a collegare le due sponde dell’Atlantico – il progenitore dell’attuale cruise business - fa capo alla cara vecchia Europa, come evoluzione sofisticata dei flussi emigratori via nave di inizio del XX secolo, ‘dagli Appennini alle Ande’. Grazie alla costante crescita degli ultimi anni, le crociere hanno generato anche come effetto indotto sull’economia 1.177.0000 posti di lavoro, pagando complessivamente 50,2 miliardi di dollari di stipendi.

Il report annuale prodotto dalla Clia rivela che le compagnie di crociere (in larga prevalenza facenti capo ai grandi poli nordamericani) hanno investito 22 miliardi di dollari nello sviluppo di navi a tecnologia sostenibile, affinché ogni nuova costruzione sia ‘ecologicamente corretta’, in modo da raggiungere l’obiettivo di ridurre nel 2030 le emissioni di Co2 del 40% rispetto ai livelli del 2008. Lo State of the Cruise Industry Outlook redatto dall’associazione internazionale dell’industria crocieristica conferma pure che la corsa delle compagnie non è in linea retta: la domanda di crociere, oltre a segnare nuovi record di volumi di traffico, si diversifica e dal loro canto le compagnie accelerano gli sforzi verso sostenibilità turistica e ambientale, poiché gli armatori sono sempre più all’avanguardia nella protezione e nella tutela delle destinazioni e nella coabitazione ‘pacifica’ e ‘verde’ di viaggiatori e residenti delle principali mete di destinazione, con buona pace di Greta & C.

La disamina del trend dell’ultimo decennio non lascia dubbi sulla propensione in atto: il settore è in costante crescita perché le compagnie investono sempre di più. Quella della vacanza in alto mare è una domanda tipicamente offer-driven, ovvero dove navi sempre più numerose, grandi, accoglienti, ricche di attrattive suscitano nella grande massa dei non (ancora) adepti la voglia di saggiare una esperienza nuova e alternativa alla vacanza classica. Solo nel 2020 saranno varate altre 19 nuove navi, portando il totale della flotta mondiale a 278: dunque un incremento di oltre il 7%, ma solo in termini di numero di navi, perché se si considera il parametro della dimensione, tale percentuale di incremento - considerando che ogni anno si costruiscono nei cantieri navali tendenzialmente navi sempre più grandi (oltre che più ecosostenibili delle precedenti) – potrebbe essere quantomeno doppia, se non oltre.

Per un approfondimento dell'argomento rimandiamo al numero 1584 di Guida Viaggi del 20 gennaio.

Angelo Scorza


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