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"Il network non ha un riconoscimento giuridico"

17/10/2019 11:33
È un intermediario e deve essere inquadrato in uno "schema contrattuale tipico" che di solito è quello del contratto di agenzia, sebbene non lo sia, in quanto crea e coordina una rete, fa formazione, offre servizi aggiuntivi, trasferisce il know how

Potrà sembrare strano, ma il network sebbene sia il "motore del mercato turistico, non ha un riconoscimento giuridico". A fare presente tale aspetto è l'avvocato Carmine Criscione, dello Studio Legale Criscione, consulente legale di Welcome Travel, specializzato in materia turistica. "I network operano attraverso un contratto che è quello dell'affiliazione commerciale, che ha ormai quasi del tutto sostituito l'anacronistico contratto di associazione in partecipazione (un contratto di finanziamento) che, dal punto di vista giuridico, non è neppure adatto alla vera finalità del rapporto fra agenzie di viaggi affiliate e network, in quanto non contempla nella sua funzione contrattuale la rete commerciale ed il trasferimento del know-how".

Il contratto di affiliazione commerciale è stato disciplinato dalla legge n.129 del 2004, "una legge molto sintetica - osserva -, ma molto chiara. Il contratto di affiliazione commerciale ha sostituito quello di associazione in partecipazione, ma altri riconoscimenti dal punto di vista giuridico non ce ne sono. Si deve ancora spiegare cosa sia il network - fa presente l'avvocato Criscione -, in quanto non è un soggetto giuridico tipico". Quando sorgono controversie rispetto al suo inquadramento giuridico deve essere riportato in uno "schema tipico" che di solito viene identificato con quello dell'agente, sebbene non svolga soltanto l'attività di intermediazione o promozione, in quanto "il network non fa solo intermediazione, ma anche formazione, offre servizi aggiuntivi, trasferisce un decisivo e complesso elemento caratterizzante che è il know how - fa presente l'avvocato -, che non viene tutelato. Viene trasferito agli affiliati, che a seguito di ciò, aumentano la loro redditività, ma se migrano in altri network, senza aver cura di sciogliere legittimamente il rapporto contrattuale, non devono corrispondere alcuna indennità".

A detta dell'avvocato quello del turismo è "un settore molto interessante, a mano a mano che passa il tempo e si sviluppano fattispecie degne di tutela giuridica interviene il legislatore a disciplinarli; tuttavia nel caso del network fino ad oggi non c'è stato alcun intervento normativo e di questo passo, purtroppo, magari i nostri nipoti potranno vedere una legge sui network, sarebbe il caso di disciplinare prima questa complessa ed importante figura", afferma convinto.

Il tema può sorprendere, ma non più di tanto, se si considera che lo stesso avvocato, che si è avvicinato al settore del turismo cinque anni fa, lo ha definito un "Far West prima dell'ottima riforma del 2018". Infatti, dal punto di vista della normativa da applicare, prima della recente riforma del Codice del Turismo del 1 luglio 2018, "c'era la Convenzione Internazionale di Bruxelles del 1970, il Codice del Turismo del 2011 e norme sparse e non coordinate, non armonizzate in un corpus con schemi ben precisi; spesso le controversie con l'utente finale (prima consumatore ed oggi viaggiatore) venivano risolte con l'intervento commerciale". La prassi era più o meno la seguente: il reclamo del cliente insoddisfatto, l'adv che si rivolgeva al t.o. che "interveniva a livello commerciale, dando un rimborso, uno sconto o un buono per un viaggio futuro, mossa fidelizzante verso il cliente. Adesso questo non può più sistematicamente verificarsi". Perchè? "Perchè c'è una coscienza maggiore da parte del cliente che è consapevole del fatto che vi siano più tutele e meno disponibilità a fare transazioni. Il cliente insoddisfatto ricorre agli avvocati che intraprendono azioni in sede giudiziaria".

Dopo la Riforma del 2018 è stata procedimentalizzata anche la tutela, tramite l'Agcm, la quale "prima della riforma interveniva in quanto il turista era considerato una categoria particolare di consumatore, ora l'Agcm ha avuto un ruolo diretto a favore del viaggiatore e di controllo sulle adv e sui t.o". L'avvocato fa presente che adesso "quando si commettono degli errori si rischia la sanzione pecuniaria", ma attenzione "quando vengono fornite informazioni pre-contrattuali sbagliate o quando non si ottemperano a dei doveri di legge come le polizze obbligatorie, le sanzioni possono portare alla sospensione dell'attività o alla revoca della licenza". In pratica ora tutti i protagonisti devono essere più attenti e chi baglia può pagare caro il proprio errore, soprattutto in caso di recidiva. s.v.


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