EDITORIA - EVENTI - SERVIZI  DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

 
HOME > Notizie

"Il caso Thomas Cook peserà sul nostro business"

24/09/2019 08:35
Il presidente del Gruppo Alpitour sostiene che ora il rischio è che "le banche ci chiederanno più soldi e aumenteranno le garanzie richieste dai fornitori; il sistema avrà un'idea negativa della solidità del settore”

“Ci sono stati fattori negativi esogeni alla attività del management che hanno portato al collasso di Thomas Cook”. Così Gabriele Burgio, presidente del Gruppo Alpitour, inizia l’analisi del fallimento del player britannico. “La Spagna, intanto, in questi ultimi anni ha aumentato i prezzi dei prodotti e e la forza di Thomas Cook era proprio la Spagna per il cliente inglese – argomenta il manager -, poi c’è stata la questione valutaria, il fallimento della compagnia Monarch che ha diminuito le frequenze dei voli”.

Un fattore socio-economico importante, che più di altri ha dovuto fronteggiare la travel industry in Gran Bretagna, è la crescita delle vendite via web “e Thomas Cook non poteva prevederlo. E’ successo che nel tempo l’azienda si è fatta superare da altri operatori, che poi nel frattempo sono saltati (e qui cita il caso della scorsa settimana che ha riguardato Amoma, ndr)”. In più, la spina nel fianco della compagnia aerea tedesca Condor.

Dell’assetto societario Burgio cita il fatto che ci siano stati “troppi azionisti diversi e un peso degli obbligazionisti che non ha permesso di arrivare ad una decisione comune”, avverte.

“Per noi è una pessima notizia – prosegue - perché alla fine il sistema pensa che il nostro business sia rischioso, e allora le banche ci chiederanno più soldi e aumenteranno le garanzie richieste dai fornitori”.

E il grande competitor di Thomas Cook che farà? “Tui – replica Burgio - sarà in giro con il libretto degli assegni. Comunque il competitor ha puntato anche sul mercato delle crociere e su un’offerta di prodotto più alto di gamma. Noi potremmo avere dei benefici in Francia (dove il gruppo detiene Alpitour France, ndr)”.

Ricordando i primi segnali di crisi del t.o. britannico, il presidente di Alpitour spiega che è “da settembre-novembre dell’anno scorso che si intravvedevano le difficoltà, allora ci volevano 400 milioni di sterline per rimetterla in sesto, ma ora ci vorrebbe oltre un miliardo”.

Il risultato è che il futuro del tour operating dovrà essere sempre più integrato. O garantire un alto valore aggiunto, o sul mercato “mainstream” volare con propri aerei e appoggiarsi alle proprie strutture. La grande sfida, poi, sarà captare il cliente e una volta “preso” farlo stare nei propri hotel, farlo viaggiare con i propri aerei. La parte alberghiera del Gruppo Alpitour nel frattempo è cresciuta e conta uno share del 25%, ma il t.o. è la macchina che alimenta tutto, mentre la parte aerea ha un 50% di vendita in house e un 50% di vendita a terzi.

“C’è ancora spazio per fare meglio – conclude Burgio – e per farlo bisogna usare la tecnologia”. l.d.


TAGS

QUESTO ARTICOLO MI FA SENTIRE

COMMENTA

Ultime News

Guarda tutte