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Antitrust su legge Puglia: il trade chiede a Centinaio un tavolo per fare chiarezza

10/07/2019 10:36
Per Assoviaggi il testo "non tiene conto del quadro normativo di settore". Aiav ha convocato il 25 settembre a Napoli tutte le associazioni per un confronto e per dare un segnale unico

“Osservazioni incomprensibili, che però rischiano di avere un effetto sul turismo in generale e sulle agenzie di viaggio in particolare, anche perché arrivano nel bel mezzo della discussione sulla legge delega del settore”. Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, commenta in una nota il parere di incostituzionalità dato dall'Antitrust alla legge 17/2019 sulle agenzie di viaggi varata dalla Regione Puglia, secondo cui “restrizioni all’attività di agenzia di viaggi imposte nei confronti degli enti no-profit limitano in maniera ingiustificata la prestazione di servizi turistici da parte di questa tipologia di operatori”.

Entrando nel merito della questione, siamo andati a cercare il testo del Bollettino N. 27 dell'8 luglio 2019, AS1596 Regione Puglia – disciplina delle agenzie di viaggio e Turismo. Ecco cosa dice:

Gli enti no-profit

"Con riferimento alla richiesta di parere formulata da codesto dipartimento in merito alla Legge della Regione Puglia del 30 aprile 2019, n. 17, recante “Disciplina delle agenzie di viaggio e turismo”, l’Autorità, nella riunione del 29 maggio 2019, ha ritenuto di formulare le seguenti osservazioni ai sensi dell’art. 22 della legge n. 287/90. La legge regionale in esame si compone di 23 articoli, che disciplinano l’esercizio delle attività delle agenzie di viaggio e turismo nel rispetto del diritto comunitario (in particolare la Direttiva 2006/123/Ce sui servizi nel mercato interno), con il dichiarato intento di promuovere l’attrattività del territorio regionale attuando politiche di miglioramento della formazione e qualificazione nel settore delle agenzie di viaggio, anche nell’ottica della tutela del consumatore. Con riguardo alla disciplina delle attività delle agenzie di viaggio, le disposizioni normative che vengono in rilievo sono quelle relative ai vincoli operativi imposti nei confronti di associazioni, gruppi sociali e comunità del settore del turismo giovanile o aventi altre finalità no-profit (art. 18) e ai vincoli all’accesso e all’esercizio dell’attività di direttore tecnico (artt. 11-16 e 21). L’Autorità ritiene che le suddette disposizioni della legge regionale sono suscettibili di porsi in contrasto con i principi nazionali e comunitari in materia di concorrenza non essendo giustificate da esigenze imperative di carattere  generale. L’Autorità infatti ha valutato che le restrizioni all’attività di agenzia di viaggi imposte nei confronti degli enti no-profit limitano in maniera ingiustificata la prestazione di servizi turistici da parte di questa tipologia di operatori. In particolare, l’art. 18 della L.R. n. 17/2019 introduce nei confronti degli enti no-profit, sia un vincolo di carattere temporale, consistente nel divieto di organizzare viaggi e soggiorni per più di due volte l’anno, che un vincolo di carattere gestionale e prevede che gli stessi non possano prestare e pubblicizzare i servizi turistici a soggetti diversi dai propri aderenti, pena la comminazione di sanzioni amministrative (commi 1 e 5 e art. 21 comma 1, lett. b)).Tali disposizioni introducono un’ingiustificata restrizione della libertà di iniziativa economica, limitando indebitamente la prestazione di servizi turistici da parte degli enti no-profit. Infatti, anche alla luce del panorama normativo e delle forme di tutela degli enti no-profit, l’introduzione dei suddetti vincoli appare ingiustificata nella misura in cui determina una potenziale compressione delle legittime forme di offerta di servizi turistico-ricettivi e ostacola lo svolgimento di attività economiche funzionali al perseguimento di interessi socialmente rilevanti. Inoltre, tale restrizione, oltre a non essere giustificata alla luce della necessità di soddisfare esigenze imperative di carattere generale, non appare neanche proporzionata in ragione del fatto che il carattere no-profit di tali enti non funge di per sé da ostacolo allo svolgimento di un’attività di natura economica che, anzi, il più delle volte risulta funzionale al perseguimento degli scopi statutari".

Il direttore tecnico

Ecco la parte relativa al direttore tecnico. "L’Autorità ritiene inoltre che le previsioni dettate dagli artt. 11, 12, 13, 14, 15, 16 e 21 della L.R. n. 17/2019, nella misura in cui subordinano l’accesso e l’esercizio di direttore tecnico di agenzia di viaggi all’espletamento di uno specifico esame di abilitazione, determinino significative restrizioni della concorrenza in quanto limitano l’entrata di nuovi operatori nel mercato. Come già evidenziato da questa Autorità, l’introduzione di un tale vincolo si giustifica solo nelle ipotesi in cui sussistano asimmetrie informative tra consumatore ed operatore economico che rendono necessario subordinare l’accesso a determinate attività al possesso di specifici requisiti di qualificazione professionale. Con specifico riguardo all’attività di direttore tecnico di agenzia di viaggi, l’Autorità ritiene che non appaiono sussistere asimmetrie informative tali da giustificare una limitazione della concorrenza attraverso l’imposizione di specifiche procedure di abilitazione. L’Autorità osserva, inoltre, che l’art. 11, comma 3, della L.R. n. 17/2019, nella parte in cui prevede che il direttore tecnico è sottoposto al vincolo di prestare la propria opera con carattere di esclusività presso un’unica agenzia di viaggi, sembra introdurre una restrizione concorrenziale non proporzionata e non giustificata dalla necessità di salvaguardare esigenze imperative di carattere generale. Infatti, l’imposizione dell’obbligo di svolgere l’attività di direttore tecnico presso un’unica agenzia di viaggi comprime indebitamente la libertà di iniziativa economica e la capacità concorrenziale dei soggetti che intendono esercitare tale attività. In conclusione, le disposizioni della legge della Regione Puglia n. 17/2019 innanzi citate, nella misura in cui determinano ingiustificate restrizioni o distorsioni della concorrenza, appaiono presentare profili di incostituzionalità per violazione dell’art. 117, comma 2, lettera e), in relazione all’art. 41 della Costituzione".

Le reazioni del trade

Questo il testo nella sua versione integrale. Secondo Gianni Rebecchi, "si tratta di una posizione che non tiene conto della realtà del settore, soffocato da un’ondata di abusivismo senza precedenti. Abusivismo che spesso passa proprio attraverso finti enti no-profit che comunque non possono svolgere l’attività di intermediario e/o organizzatore di viaggi in modo continuativo, senza garantire la tutela al consumatore prevista dalla Direttiva Europea che ne stabilisce inequivocabilmente i limiti. Sembra che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra - aggiunge il presidente -, l’Antitrust è chiamata da una parte a sanzionare per il mancato rispetto delle norme sui contratti turistici. Dall’altra, invece, favorisce proprio quei soggetti a cui la direttiva Ue sui pacchetti turistici ha riconosciuto il vincolo dei 2 viaggi all’anno”.

“Se gli Enti no profit vogliono organizzare e/o vendere viaggi - continua Rebecchi - che si adeguino come previsto chiaramente dall’art.5 del Codice del turismo e diventino regolare impresa che rispetta le regole, sostiene i costi e paga le tasse come fanno le agenzie di viaggi. Altrimenti possono rivolgersi a queste ultime. La segnalazione - conclude Rebecchi - è lacunosa e non tiene conto del quadro normativo di settore".

Rebecchi fa un passo in più e reputa "urgente che a settembre il ministro Centinaio convochi un tavolo con associazioni, regioni e forze dell’ordine per fare chiarezza sulle regole. Inoltre, scriveremo all’Agenzia delle Entrate segnalando che quanto espresso dall’Antitrust rischia di incentivare l’elusione fiscale e all’Autorità Garante chiedendo di rivedere le posizioni espresse”.

Ad esprimersi sul tema anche Aiav in una nota. "La nostra associazione resta basita dall'intervento dell'Antitrust per quanto concerne il parere sulla legge regionale della Puglia. La Regione aveva finalmente messo in ordine il settore agenziale recependo per prima la normativa europea soprattutto per i pacchetti turistici. Molti agenti di viaggio avevano sperato che tutte le Regioni si uniformassero a tali decisioni che attribuivano dei vincoli per le associazioni, per esempio, regolamentando il settore. Ora - prosegue la nota - vuol dire che tutte le agenzie di viaggi sono sfavorite dal confronto con le associazioni, avendo costi maggiori obbligatori e soprattutto lasciando alla merce la figura del 'prestanome'. Quante agenzie hanno realmente un direttore tecnico inquadrato e quante hanno un prestanome? Ci sembra assurdo dover ritornare sul tema e chiediamo al ministro Centinaio di intervenire immediatamente affinché questa situazione non diventi vincolante".

Aiav si sofferma sull'ambito dei viaggi studio, mettendo in luce che vi sono "associazioni di professori che si inventano attività turistiche senza alcuna autorizzazione, contravvenendo alle più semplici condizione di legge. Abbiamo per esempio agenzie campane che chiedono la licenza in altre regioni senza avere il direttore tecnico o le assicurazioni obbligatorie, abbiamo aggregatori di servizi con licenza agenziale, ma senza personale, che vendono online prodotti su Sharm da fornitori stranieri privi di licenza. insomma siamo allo sbando totale".

Si passa quindi all'azione. Aiav informa di avere convocato "il 25 settembre a Napoli tutte le associazioni nazionali per un confronto e per dare un segnale unico e forte al governo sui temi agenziali, speriamo partecipino tutte senza problemi, Aidit e Aiav ci saranno", conclude la nota firmata da Cesare Foà. s.v.

 

 


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