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Pellegrino: “Bluvacanze una macchina da guerra”

05/07/2019 11:55
Il ceo racconta della creazione di tre legacy per le aree di business, ma bolla come fake news la tesi della due diligence per la vendita e annuncia un futuro sempre più internazionale

A gennaio trasferirà gli uffici in una prestigiosa palazzina liberty (ex sede Luxottica) in piazza Lotto a Milano, con un 30% di spazi in più, come ad avallare il piano di rafforzamento.

A parlare è il ceo del Gruppo Bluvacanze, Domenico Pellegrino, che racconta in un’intervista esclusiva a Guida Viaggi: “Abbiamo fatto un’operazione di riorganizzazione dell’architettura aziendale, con tre aree identificate in tre legal entity distinte, il mondo corporate con Cisalpina, il retail con Bluvacanze e gli altri brand, il tour operating con Going. Stiamo andando verticalmente, con un potenziamento delle strutture e una riqualificazione professionale. Siamo diventati una realtà attrattiva”.

Gv: Tre legacy distinte fanno pensare alla possibilità di spin off aziendali e anche la maggiore attrattività fa venire in mente il discorso della due diligence e della ipotetica vendita.

“E’ una fake news, non abbiamo voluto commentare. Non ci sono state due diligence e non ci sono trattative in corso. Semmai è il contrario. Siamo in evoluzione sulle tre aree di business e registriamo una crescita organica. Non siamo un gruppo speculativo, facciamo economia reale”.

Gv: State rafforzando le tre business unit, da quali vi attendete le performance migliori?

“Abbiamo assunto professionisti in aree strategiche, dal finance alla tecnologia, per rendere il gruppo una realtà in crescita. Siamo un gruppo industriale che ha una visione internazionale del business. Il corporate vale la metà dell’area leisure e c’è uniformità nelle marginalità, che nasce all’interno di un mix di servizi e sistemi. Stiamo incrementando anche operazioni di up selling e cross selling e l’obiettivo è rendere il gruppo moderno ed efficiente, con una capacità operativa internazionale”.

Gv: In quali aree avvertite di più la concorrenza di mercato e come rispondete?

“Il corporate travel ha una sua unicità, siamo una delle più grandi compagnie di bt ma senza essere legati ad alcuno dei grandi gruppi globali. La nostra forza è quella di interpretare il mercato e agire glocally”.

Gv: Avete fatto un investimento da tre milioni in tecnologia e avete detto di intraprendere un percorso staccato dagli altri.

“La tecnologia è integrata in modo strutturale al rapporto umano. Il nostro è un modello online to offline, ormai la tecnologia è una commodity e il valore aggiunto sono le persone, inserite in un processo strutturato e tecnologico. Tenga conto che noi siamo la più grande agenzia di viaggi in Italia con 320 sportelli, un unico centro Iata, di tesoreria, una licenza unica, unico punto di riferimento per il consumatore finale che può rivolgersi ai 320 sportelli. L’Aip ha una sua unicità, non solo giuridicamente parlando, ma anche per le garanzie verso il cliente finale. Non siamo una semplice somma di tante individualità”.

Gv: Ma ha ancora spazi di mercato il modello Aip, non è poi così win-win…

“Il contratto è stato totalmente reingegnerizzato, adeguato ai tempi per l’intero sistema di remunerazione, che lascia il 100% delle marginalità, offre servizi a un costo più basso di quello che l’agente avrebbe individualmente, dando dei plus che vanno dal brand a tutto il resto. Ci sono le infrastrutture tecnologiche, i supporti legali, fiscali… Poi c’è da considerare la qualità delle persone, che si scontra con un pregiudizio del trade, che considera gli agenti in Aip degli eterni neofiti e invece hanno professionalità ultraventennali, mentre in altri punti vendita si assiste a turnover giganteschi. I nostri agenti sono forti tecnicamente e psicologicamente. Bluvacanze è una macchina da guerra. C’è una grande consapevolezza nei nostri confronti da parte dei consumatori e pregiudizio da parte dei colleghi”.

Gv: Quale è per lei il valore dell’indipendenza?

“Cosa significa? Indipendente da cosa? Oggi si lavora su sistemi di distribuzione evoluta. Abbiamo utilizzato un modello del passato ma lo abbiamo ricostruito, portato nel turismo, che è ancora un mercato tradizionale. I nostri agenti hanno tempo per vendere, perché c’è una struttura dietro che pensa a negoziazioni e back office. Abbiamo fatto tanta formazione negli ultimi due anni. Siamo usciti dal guado di un modello non gratificante e ci siamo messi in moto. Non c’era un self booking in azienda e ora ce ne sono tre”.

Gv: Come valutate il futuro del settore?

“Stiamo guardando l’evoluzione dei consumatori, intercettiamo orientamenti. Siamo in un business evolutivo che va verso le grandi concentrazioni, le joint venture, anche per le banche si punta ai grandi driver di sviluppo. Il business nei prossimi anni diventerà sempre più internazionale, così come noi”. l.d.


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