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Sharm: le adv dicono no al rischio improvvisazione

18/04/2019 08:33
L’insegnamento da cogliere? Nessuna rincorsa al prezzo, è un déjà-vu che non ripaga più di tanto, chi ha sposato questa politica si è fatto male

Sharm è tornata, la domanda scalda i booking, i numeri crescono anche se non sono ancora quelli dei tempi d’oro. C’è chi dice che ci vorranno due anni e mezzo perchè possano tornare. Intanto nel bacino del Sud Italia c’è chi questo treno non ha voluto perderlo, complice una frammentazione del mercato dopo l’uscita di scena di Balkan Express.

Uno spazio mai colmato in quest’area che fa gola a tanti. Nuovi t.o. sono sorti pronti a ritagliarsi la propria fetta di mercato ed altri si sono aperti alla meta, inserendola in programmazione. Viene da chiedersi se non si tema di scontrarsi con un mercato troppo frammentato e che lo spazio per crescere sia poco? i diretti interessati non sembrano preoccupati in merito, così come emerso dalle testimonianze che abbiamo raccolto da alcuni di questi operatori, tema trattato sul numero 1568 di Guida Viaggi del 29 aprile. Poi abbiamo voluto fare un passo ulteriore e sentire che tipo di lettura dà la distribuzione organizzata a questo tipo di fenomeno.

Un déjà-vu. Lo definisce così Luca Caraffini, a.d. di Geo Travel Network, il fenomeno Sharm a cui stiamo assistendo. Ossia quello “che vede una serie di operatori che cercano di andare tutti sullo stesso target”. Un modo di agire che non ripaga più di tanto, infatti, “in passato, quasi tutti quelli che hanno sposato questa politica si sono fatti male, perché il problema di lavorare sul prezzo è che appena c’è un blocco della destinazione, sono operatori che saltano, non solo, hanno sempre fatto male alla distribuzione – asserisce convinto il manager -. Perché non hanno una progettualità da operatori, nel breve fanno anche business, ma non riescono a superare una qualsiasi situazione critica”.

Secondo Caraffini questo modo di agire “è il tipico atteggiamento del medio investitore in Borsa, che investe quando la Borsa va bene, poi quando compaiono i primi segni meno e inizia a rimetterci, decide di vendere, ma in realtà è il momento in cui riprende la corsa verso l’alto. Nel breve ci sono queste onde, bisogna saperle interpretare, ma questo tipo di atteggiamento è di chi non sa guardare avanti, punta sul mordi e fuggi e vuole fare il business in due anni”.

L’insegnamento da cogliere? Nessuna rincorsa al prezzo, “Balkan Express non è un modello da imitare – afferma Caraffini -. Chi lavora sul prezzo non ha mai visto tre Natali, fa male a chi vuole lavorare bene e alla destinazione a livello di immagine”. Ad oggi, numeri alla mano, la meta rappresenta il 15-20% delle vendite in adv, “certo dipende dalle zone e dai periodi. Al momento i dati sono ottimi, non come in passato, ma stanno crescendo”, constata Caraffini. Il manager si riserva a metà anno “di capire meglio il trend”.

Anche Massimo Caravita, presidente di Marsupio Group, conferma che c'è "una mega crescita dell'Egitto in generale, cresce a tre cifre in adv - precisa il manager a Guida Viaggi -. E' vero che il rapporto qualità-prezzo è buono, ma non stanno vendendo a 500 euro - fa presente Caravita -, non è svenduta, diversamente dal passato dove avveniva, soprattutto al Sud". Siamo di fronte ad una crescita con una "tariffa sostenuta". Certo c'è sempre "un po' di titubanza verso la destinazione, che possa succedere qualche evento che possa bloccare tutto, a maggior ragione la scelta dei partner con cui fare volumi e traffico deve essere oculata, ci vogliono attori che non usino la meta solo per fare numeri, agendo senza struttura adeguata a sostegno". Come precisa il manager ci vuole una "solidità finanziaria che sostenga la crescita ed eventualmente lo stop improvviso, con la forza della riprotezione non solo in casi estremi, ma anche in caso di rallentamenti". Teniamo presente che seggiolini, posti letto, vanno pagati, pertanto il messaggio è chiaro: "Non ci si può improvvisare operatori, ancora di più su queste mete".

C'è un dato di fatto che emerge, Sharm è un prodotto che ha “un peso importante nelle richieste", aggiunge Caraffini ed è anche una meta che rende più facile lanciarsi in operazioni di tour operating, rispetto per esempio al Mare Italia. Concorda Caravita, asserendo che "è molto facile proporla, di proposte di seggiolini e camere dai corrispondenti locali ne son arrivate tante", ma da qui a proporla come t.o. ne passa. Sul fronte delle strutture ce ne sono alcune che "non sono totalmente aperte, su 600 camere lo sono 200". 

Secondo Caravita non ci si può aspettare la stessa Sharm "che forse molte adv hanno in mente, totalmente italiana, ma è riempita anche da altri mercati. Ora con un mercato solo le strutture non riescono a reggere".
Il fenomeno dei piccoli? "Noi abbiamo deciso di non fare il t.o. su Sharm, per il fatto che i tour operator deve fare il t.o. e il network deve fare il network. Non ci siamo improvvisati operatori pur essendoci tutti gli elementi, visto che il mercato ha di nuovo la facilità di ottenere posti anche a fronte di investimenti minimi". A suo dire il rischio improvvisazione in parte c'è, "visto che la destinazione è ferma da qualche anno, ci si butta su tutti e un po' in tutti i modi", ammonisce il manager. s.v. 

 


 

     


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