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Il Governo aumenta la tassa d'imbarco: passa da 3 a 5 euro

21/01/2019 10:26
Il provvedimento ha l'obiettivo di finanziare disoccupazione e cig di Alitalia e di altre compagnie. Critico Dario Balotta dell'Osservatorio nazionale liberalizzazioni infrastrutture e trasporti

Un aumento della tassa di imbarco, che passa da 3 a 5 euro. E’ questa una delle misure contenute nel decreto sulla previdenza approvato la scorsa settimana dal Governo.

Il provvedimento, contenuto nell’articolo 25 del decreto, ha l’obiettivo di “rifinanziare il fondo volo del trasporto aereo (Fsta) – come spiega Dario Balotta, presidente dell’Osservatorio nazionale liberalizzazioni infrastrutture e trasporti - e permettere a piloti e assistenti, di Alitalia in particolare, che già possono andare in pensione sette anni prima delle altre categorie, di avere una cospicua integrazione delle indennità di disoccupazione o di Cig fino alla maturazione del diritto a pensione”.

Il fondo era stato istituito provvisoriamente nel 2004 per finanziare gli ammortizzatori sociali del settore aereo, tra cui anche la cassa integrazione dei naviganti. “Si tratta di una scelta priva di equità – rimarca Balotta – perché nessun settore può disporre di simili ammortizzatori sociali, ma anche corporativa, perché il fondo viene alimentato da una tassa sui passeggeri (unica al mondo) e dai contribuenti”.

Balotta espone le sue perplessità anche guardando all’andamento del mercato aereo: “Quel che sorprende è che dal 2004 il settore si è sviluppato passando da 126 milioni di passeggeri-anno a 176 milioni del 2018: è paradossale che un comparto in crescita debba ricorrere ad un simile dispiegamento di ammortizzatori sociali, visto che la tassa porterà 450 milioni di incassi per il fondo. La spiegazione dell’inefficienza del settore e degli alti costi gestionali va ricercata nella mai risolta crisi di Alitalia e nella proliferazione di inutili scali aeroportuali che ne riducono la massa critica. Un sistema clientelare, consociativo e corporativo si è incuneato in un  comparto che, anziché creare ricchezza, la distrugge”.


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