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Analisi predittiva nel turismo, facciamola

09/02/2018 09:00
Prevedere quanti viaggiatori vorranno andare ai Caraibi e quanti voli charter dobbiamo programmare. Non è fantascienza, ma raccolta di dati, affidati agli algoritmi

software di analisi predittiva rappresentano il futuro di una migliore gestione aziendale e in settori come la Pubblica Amministrazione (Pa) cominciano ad essere considerati una sorta di salvezza dal collasso. Per la sanità, dove l’orizzonte temporale di governance deve essere di 20/25 anni, riuscire a prevedere i bisogni di servizi da erogare alla popolazione, sempre più vecchia ed arricchita etnicamente, significa aumentare la qualità della vita dei cittadini e massimizzare gli investimenti in tecnologia, non più rimandabili.

“I moderni sistemi sanitari, condizionati dal processo di invecchiamento della popolazione, dalla crescita della domanda di servizi e dalla non corrispondente crescita delle risorse disponibili, si stanno orientando sempre più verso strumenti di governo basati sulla capacità ‘predittiva’, mediante una classificazione dei bisogni di salute di un territorio”, leggiamo su Agenda Digitale. Se fino a oggi siamo stati curati sulla base di un Chronic care model dalla sanità pubblica, oggi con lo sviluppo dei big data passiamo agli Adjusted clinical groups sperimentati dalla Regione Veneto e altre esperienze in Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia. In pratica si analizzano i dati sulla popolazione per identificare i livelli di rischio di salute e un giorno “sistemi come questi diventeranno i principali strumenti di management, in ottica di qualità e sostenibilità complessiva”, scrive la testata specializzata.

Trasportiamo tutto questo nel turismo e vediamo cosa possiamo fare: come i software o algoritmi di analisi predittiva possono aiutare le aziende a programmare meglio la catena di produzione e di distribuzione? Come le destinazioni possono servire i turisti prevedendo i picchi di necessità?

Ce lo spiega Raffaele Calegari, chief of strategy di Dcg, società di consulenza strategica per la trasformazione digitale delle imprese: “Le fonti di dati sono molte e vanno dai Crm ai sistemi di fidelizzazione fino ai social media: oggi possiamo registrare le informazioni di clienti, passeggeri, turisti, di tutte le persone che interessano la nostra attività permettendo a un software di ‘conoscerle’, fino ad arrivare alla profilazione della loro personalità”.

Calegari osserva che l’ideale è avere big data trasversali, ottenuti da fonti diversificate: prendiamo una città con alberghi, ristoranti, mezzi pubblici e attrazioni. “Se Rimini avesse una tessera fedeltà per i suoi turisti potrebbe far sapere agli alberghi le loro abitudini di consumo e le passioni, in modo da realizzare azioni mirate di offerta, marketing, customer satisfaction e molto altro”.

Il dato migliore è quello incrociato e in alcune destinazioni turistiche sono le società di taxi ad sperimentare gli algoritmi predittivi per programmare il servizio: “L’analisi permette di pianificare quante auto servono in un determinato momento e nei diversi punti nevralgici, valutando meteo, quali fiere ci sono in città, le condizioni del traffico e altri dati”.

In un’agenzia di viaggi, o meglio in un grande network di dettaglianti (più dati abbiamo meglio è, ndr), analizzando informazioni sulla comunicazione e sul “buzz” social delle destinazioni di vacanza, unitamente ad altri fattori strategici come l’incremento di voli o la fluttuazione dei prezzi, l’analisi predittiva può scoprire quanti viaggiatori vorrebbero recarsi proprio in quelle mete. p.ba.

L’appuntamento per approfondire  è lunedì 12 febbraio alle 1130 in Bit


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