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Il cambiamento del clima incide anche su viaggi e turismo

23/10/2016 09:33
Presentato il primo volume sul tema edito da Touring Club Italiano

In occasione dell’uscita del suo primo volume sul clima, il Touring Club Italiano ha acceso un riflettore e ha aperto il dibattito su un tema quanto mai attuale in questi giorni. Un tema che non riguarda solo climatologi e politica, ma che tocca tutti da vicino. Tanto che anche la Fao ha dedicato la giornata mondiale dell’alimentazione – del 16 ottobre scorso - al clima che cambia. Dopo la ratifica dell’Unione Europea agli accordi di Parigi e in previsione della prossima conferenza sul clima di Marrakech, il Touring Club Italiano vuole approfondirne gli aspetti più tangibili nell’ambito a lui più vicino: il viaggio e il turismo italiano. E lo fa attraverso la prima pubblicazione divulgativa sul tema e ospitando con alcuni degli interlocutori che stanno già toccando con mano gli effetti del cambiamento.

"Il Tci è stata la prima tra le grandi associazioni ad affrontare la tematica ambientalista. Un tema che oggi vede un approccio in grande evoluzione. Nel dibattito che è esploso tra le grandi responsabilità dell’uomo e i comportamenti e la forza della natura in sé, noi non abbiamo un approccio ideologico. Quello che preme al Touring Club è puntare soprattutto sull’educazione ambientale, dare a tutti i cittadini interessati – e quindi anche a turisti e viaggiatori – gli strumenti utili per capire e assumere gli atteggiamenti virtuosi che ne conseguono", ha dichiarato Franco Iseppi, presidente del Tci. Durante il talk, moderato dall’editorialista scientifico del Corriere della Sera, Giovanni Caprara, si sono alternate le opinioni di esperti quali Ermete Realacci, presidente della commissione ambientale della Camera e del geologo e giornalista Mario Tozzi con quelle più empiriche di Marcello Lunelli, vicepresidente ed enologo di Cantine Ferrari, di Michele Mauri, co-autore del libro Clima. Il Pianeta che Cambia e del caporedattore di Panorama Guido Fontanelli.

L’obiettivo principale di Touring Club Italiano è quello di spingere alla riflessione sulle conseguenze che il cambiamento in atto avrà anche sulla nostra “normalità”, dallo scenario ambientale italiano fino al viaggio e al turismo.
Il turismo muove oltre 1 miliardo di persone all’anno, rappresenta il 9% del Pil mondiale, e l’impatto climatico è già registrato a più livelli, sia ambientali che culturali.
E’ di pochi mesi fa il rapporto Unesco 2016 sui patrimoni a rischio, dalla Statua della Libertà, danneggiata dall’uragano Sandy nel 2012, ai celeberrimi moai dell’Isola di Pasqua fino ai misteriosi dolmen neolitici di Stonehenge e naturalmente, alla nostra laguna di Venezia.

Mario Tozzi, fuga ogni dubbio sulle controversie legate al clima: "Sul clima non possiamo più essere scettici ed esserlo stati è quello che ci ha fatto arrivare in ritardo sulle decisioni giuste" e si sofferma su quanto le migrazioni climatiche siano intrinsecamente legate all’esistenza dell’uomo: "le migrazioni del clima ci sono da sempre. Già negli anni ’90 si stimavano 25 milioni di migranti climatici e si stima che saliranno a oltre 200 milioni entro il 2050. Oggi è necessario trovare una soluzione e delle strategie concrete perché non è più possibile “aiutarli a casa loro”, perché quella “casa” non c’è più, proprio a causa del clima che cambia". 

Accanto ai grandi esempi ci sono le situazioni locali non meno trascurabili, come il turismo nelle zone alpine in cui l’umidità e le caratteristiche delle precipitazioni contribuiscono a determinarne l’attrattiva o il “comfort” verso il turista. Ecco che diversificare la tipologia di attività offerte (dai trattamenti di benessere, ai percorsi d’arte o gastronomici) o prolungando la “stagione estiva” sono già strategie di adattamento e buone pratiche in risposta al cambiamento. Dalla montagna al mare. Le fasce costiere del Mediterraneo sono anch’esse a rischio, “indebolite” dalla mancanza in molte regioni di un’appropriata pianificazione e gestione del territorio e dell’ambiente naturale, che oggi le pone di fronte all’erosione delle coste. Anche qui sono numerose le strategie di adattamento, dalle misure “comportamentali” a interventi gestionali fino a decisioni politiche.

Ermete Realacci specifica che: "Consapevolezza ambientale significa crescita economica. E l’Italia in questo detiene un primato importante: siamo i primi al mondo nello sviluppo della chimica verde e ogni giorno raccogliamo esempi virtuosi di green economy. Le politiche economiche vanno indirizzate sullo sviluppo tecnologico e devono coinvolgere anche i piccoli centri italiani, su cui anche il Touring è impegnato attivamente, perché per il rilancio economico di alcuni territori sono fondamentali investimenti verso l’innovazione strategica e tecnologica". 

Il Touring mette l’accento sul fatto che quando il clima cambia, anche la vita delle persone cambia, anzi è già cambiata. Il riscaldamento globale investe molti aspetti del nostro presente e del futuro dei nostri figli, ma è probabile che nessun settore di attività sia tanto interessato dalle sue conseguenze quanto l’agricoltura. E su questo interviene Marcello Lunelli: "Per noi agricoltori “riscaldamento globale” significa molte cose, tutte ugualmente pericolose, ma l’importante è studiare soluzioni possibili. Con il clima cambia la vocazionalità di ciascun territorio e quindi vale la pena chiedersi se in futuro si produrrà ancora Barolo a Barolo o il Trento D.o.c. a Trento. Per tentare di contrastare questo rischio tutti i viticoltori stanno attuando strategie di adeguamento, come l’innalzamento dell’altitudine media dei vigneti, che noi attuiamo ormai già da 10 anni". 

Michele Mauri, co-autore del libro, pone l’accento su come anche il turismo, oltre ad essere una risorsa economica indiscussa di molti Paesi, fortemente legata ai cambiamenti climatici, possa diventare esso stesso motivo di rischio per gli ecosistemi. E il presidente Iseppi conclude: "E’ per questo motivo che il Touring Club Italiano si fa promotore di un turismo responsabile e sostenibile, affinché diventi anche la traccia per il turista di domani, in grado di donare al viaggiatore il solo ruolo che gli spetta: quello di colui in grado di comprendere, aiutare e sviluppare il territorio che visita". 


 


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