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Viaggio in Italia, il concept che le imprese devono fare proprio

24/03/2016 15:25
“Il lifestyle italiano diventi un tema per il turismo, ci sono infiniti spunti a disposizione”, Giuseppe Minoia, presidente onorario di GfK Italia

Dalle interviste con 5mila turisti negli ultimi tre anni, GfK Eurisko ha indagato su come, perché e con quale fine si viaggia individuando nel “Viaggio in Italia” un concept fortissimo, del quale andrebbe ripreso il significato attinente al lifestyle italiano per sfruttarne la potenza comunicativa. “Non dovremmo mai dimenticare che chi visita l’Italia non viene solo per le belle coste, le opere d’arte, la buona cucina, ma in modo semicosciente viene anche per ammirare come sopravvive un’antica eleganza: la sprezzatura, lo stile di Castiglione e di Fellini”, osserva il professor Giuseppe Minoia, presidente onorario di GfK Italia, citando un pensiero dello psicanalista junghiano Luigi Zoja (Un Mondo Condiviso, edizioni Laterza 2016).

Le citazioni, ormai note, si sprecano: il vivere all’italiana, i piccoli borghi antichi, naturalmente il food, le eccellenze del made in Italy tra moda e motori, l’artigianato, la musica sono i valori riconosciuti che il turismo incoming viene a cercare. “Il concept ‘Viaggio in Italia’ riguarda tutti i settori, occorre far leva su di esso e siamo qui per capire come l’imprenditoria può ‘appropriarsene’”, spiega durante l’ultimo GfK Open Lab al quale sono state invitate aziende del turismo, ma anche no-profit, come il Fai che alle recenti “Giornate aperte” nelle proprie dimore ha registrato 700mila ingressi. “Dalla ricerca vediamo come le realtà, i luoghi non mainstream (nel senso di convenzionali, ndr) vengono più apprezzati – continua Minoia -: le regioni meno conosciute come la Basilicata piacciono di più. Se il mainstream riporta agli eventi che si reputano importanti secondo un determinato sistema, il nostro concept dice anche il contrario e i piccoli centri colpiscono il cuore dei viaggiatori”. Una osservazione perfettamente in linea con il piano nazionale del turismo che Mibact presenterà fra qualche settimana e, tra l’altro, intende promuovere l’Italia cosiddetta “minore”. “Il Viaggio in Italia è lo stile di vita italiano chiamato sprezzatura: il nostro vivere ‘un po’ così’, con quella studiata noncuranza, una componente che dovremmo mettere a tema e valorizzare – Minoia -: il paesaggio è una pagina del concept, i luoghi lo sono, pensiamo alle rotonde sul mare, l’immenso food lab che è il Paese nel suo insieme lo è, per fare pochi esempi”.

La voce alle aziende

Tradurre in prodotti quanto detto è la sfida consegnata alle aziende dell’incoming, hotel e piattaforme online nascenti, nell’audience del GfK Open Lab hanno risposto così: “Il Gruppo bancario Intesa San Paolo e un marchio noto internazionalmente come Lastminute.com, dotato di un’eccellente infrastruttura tecnologica, ci hanno permesso di creare il progetto Destination Italy dove stiamo mettendo a sistema tutto quanto avete detto oggi – osserva l’a.d. Marco Ficarra -. Vorremmo anche essere un ‘blueprint’ (la planimetria, ndr) per dare il modello ad altri in futuro”. Da parte di Giorgio Boscolo, a.d. del Gruppo Boscolo, è necessario “che tutto abbia un bottone ‘bookable’, cioè sia prenotabile”. Occorre per alcuni ritoccare i modelli di distribuzione se non anche di business, persino per gli enti no-profit. “La nostra attenzione è sempre stata nei confronti dei donatori e degli iscritti al fondo, oggi 122mila”, replica l’head of fundraising del Fai, Patrice Simmonnet. Ma con 700mila visitatori agli eventi, forse, è il caso di aprire quel pulsante “to book” anche da parte di chi fino a oggi si è occupato di salvaguardia del patrimonio privato da riaprire al pubblico. p.ba.


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