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Ccnl Turismo: i tavoli languono, è sciopero

15/04/2015 17:45
Quattordicesima, scatti di anzianità e rimborsi per malattia: le parti sociali difendono i “benefit” conquistati che in nome della crisi rischiano la cancellazione. Oggi sciopero dei lavoratori, in seimila a Milano. Filcams Cgil: “Riapriamo i tavoli, ma con piglio diverso” \r\n
In seimila a Milano stamattina hanno partecipato allo sciopero del turismo, secondo quanto risulta alla sede locale di Filcams Cgil, provenienti dalle regioni del Nord più l’Emilia Romagna.
Una partecipazione significativa da parte dei lavoratori per protestare contro le richieste che le associazioni di categoria rappresentanti le imprese del turismo hanno presentato ai tavoli del Ccnl mai giunti a un accordo in due anni, a parte Federalberghi l’anno scorso. Tavoli interessati anche da alcune “dissociazioni”, come Fipe e Angem, che riunisce i lavoratori delle mense, staccatisi dalle trattative nel 2014. Fiavet, Confesercenti e Aica Confindustria sono rimaste, ma i lavori sono arenati.
Qual è lo status quo? Abbiamo intervistato Massimo Bonini, segretario generale Filcams Cgil di Milano.

Cosa chiedete?
“Su tutti i tavoli con le associazioni l’obiettivo è di riaprirli con piglio diverso. Non vogliamo negare la crisi delle aziende, ma non vogliamo affrontarla penalizzando i lavoratori”.

Quali sono le richieste inaccettabili da parte delle associazioni?
“Sugli scatti di anzianità vogliono che vengano restituiti quelli ai nuovi assunti e bloccare la maturazione degli altri. Vogliono sospendere la quattordicesima e i permessi retribuiti. In particolare Fiavet chiede di non pagare più i primi giorni di malattia (l’Inps paga dal quarto giorno, ndr)”.

Qual è la linea di principio che combattete?
“Sappiamo che c’è la crisi, ma tagliare il personale come stanno facendo tutte le aziende non è la soluzione. Abbiamo dimostrato di poter trovare accordi, con Federalberghi ad esempio abbiamo fatto tutti un passo di lato e siamo giunti a firmare il contratto nazionale concedendo quella che abbiamo chiamato una ‘flessibilità governata’. In fondo tutte le rappresentanze ci stanno chiedendo le stesse cose e cioè di ridurre i costi. Non al prezzo di ridurre il lavoro però”.

Perché i tavoli non vengono portati avanti?
“Non c’è la volontà da parte delle associazioni. Venire a patti con i sindacati e firmare il contratto può anche significare la perdita di iscritti. E’ capitato proprio in Confcommercio, da dove la grande distribuzione era uscita andando a fondare Federdistribuzione. Ebbene, dopo avere firmato l’accordo due catene di profumerie (Limoni e La Gardenia, ndr) hanno lasciato Confcommercio per entrare nell’altra, dove non essendoci il contratto fanno un po’ quello che vogliono”.

Di qui il perdurare infinito di tavoli di trattative dove, secondo i sindacati, le associazioni datoriali perseguono l’unica strada della riduzione dei costi. Quale il rischio massimo? “Che volendo questo Governo avere un rapporto sempre più diretto con i cittadini possa un bel giorno dire che i contratti nazionali non servono più”, conclude Bonini. Resta la perplessità che se il lavoro nero – o grigio, sfumatura che assume talvolta – è da combattere, senza accordi macro e comuni non potrà che trovare terreno fertile. p.ba.

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