EDITORIA - EVENTI - SERVIZI  DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

 
HOME > Magazine - Focus - Traghetti

Acque agitate con la vicenda Tirrenia-Cin

20/01/2020 - numero Edizione 1584

Lo scenario si tinge però dei toni foschi della vicenda Tirrenia-Cin, controllata dalla Moby riconducibile al Gruppo Onorato Armatori che, come riportavano i sindacati, rischia “la prospettiva di 1.000 esuberi tra il personale marittimo dal 2020 e della chiusura delle sedi di Napoli e Cagliari con trasferimento coatto di tutto il personale nelle sedi di Portoferraio, Livorno e Milano”. La società, erede della vecchia Finmare, gruppo di bandiera di matrice Iri, opera in regime di continuità territoriale con le maggiori isole italiane assicurando il collegamento, grazie ad una convenzione dello Stato che vale 72 milioni di euro all’anno, in scadenza a luglio 2020; tra le ipotesi paventate, la proroga o il rinnovo della convenzione, ovvero la messa a gara, come peraltro pretende la Commissione Ue.
Naturalmente la seconda ipotesi, nel caso di aggiudicazione ad altro operatore, potrebbe paventare la ‘disruption’ di un notevole numero di servizi, e dunque seri problemi nei collegamenti.
Le ultimissime notizie che giungono da Roma peraltro sembrano riportare la calma dopo l’annunciata tempesta; gli stessi sindacati confederali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, a valle di un incontro con il ministro dei trasporti Paola De Micheli, confermano che “il rapporto contrattuale fra lo Stato e Tirrenia-Cin non si chiuderà alla scadenza naturale del prossimo luglio verrà data una proroga tecnica dell’attuale contratto fino ad assegnazione definitiva del nuovo servizio - e saranno comunque garantiti tutti i posti di lavoro attuali a condizioni economiche invariate, sebbene permangano irrequietezze legate al procedere con un importante progetto riorganizzativo che vede la chiusura delle sedi di Napoli e di Cagliari con contestuale trasferimento di tutto il personale presso le sedi di Portoferraio, Livorno e Milano”.
La nuova procedura di assegnazione sarà prerogativa di Invitalia e la struttura della convenzione non dovrebbe essere rivoluzionata nel numero e nella frequenza delle tratte operate col supporto dello Stato, dato che il ministro ha offerto al sindacato “garanzia occupazionale per tutto il personale attualmente impiegato attraverso la cosiddetta clausola sociale a parità di risorse economiche”.
Un’altra grana tipicamente italiana che potrebbe ripercuotersi anche sui collegamenti marittimi di traghetti in maniera indiretta - e che proprio la prima settimana di gennaio ha avuto un episodio iniziale - riguarda la protesta degli autotrasportatori in Sicilia, poi fortunatamente scongiurata, ma che potrebbe ripresentarsi nel seguito. Il motivo del contendere è rappresentato dagli aumenti che gli armatori hanno imposto sui noli marittimi sui servizi di collegamento della rete delle Autostrade del Mare (AdM): un aumento del 25% in media, denunciano le imprese. In caso di rifiuto ad assecondare le istanze dei ‘camionisti intermodali’, che sono usi caricare i loro Tir sulle navi che svolgono i servizi di Autostrade del Mare, i rivoltosi potrebbero bloccare l’intera operatività dei maggiori porti, e con essi le partenze (anche) dei ferry.     



Angelo Scorza

TAGS

COMMENTA

Ultime News

Guarda tutte
Registrati

Follow Us