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Alitalia tiene banco

20/01/2020 - numero Edizione 1584

Il 2020 del trasporto aereo italiano sarà ancora una volta caratterizzato dalle vicende legate ad Alitalia.
Uno scacchiere complicato, sul quale pesano profondamente le scelte politiche. Ma si tratterà – almeno così si dovrebbe pensare – di un anno definitivo, durante il quale una decisione per il futuro della compagnia dovrà essere presa. Alla fine del 2019 il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, titolare del dossier, ha preannunciato una riforma dell'intero sistema del trasporto aereo, lasciando intendere un ripensamento del ruolo delle low cost. Lo stesso ministro, nel sostituire con Giuseppe Leogrande i commissari straordinari che in due anni e mezzo non sono riusciti a vendere la compagnia, ha preannunciato sei mesi di tempo (anche se ora sembra che la scadenza di fine maggio non sia più adeguata, ndr): o per metà anno sarà trovata una soluzione, oppure la compagnia fallirà e sarà smembrata.
Le possibilità sono ancora tutte aperte, e vedremo che piega prenderanno gli eventi: in gioco ci sono quasi 12mila posti di lavoro, più l'indotto, cosa che rende dolorosa qualunque soluzione. La più accreditata, in questo momento, è quella che riguarda l'intervento di Lufthansa. Coerente nel tempo, la compagnia tedesca ha sempre ripetuto le proprie condizioni: entrerà solo se la compagnia, prima, sarà profondamente ristrutturata, con 5mila dipendenti e 30 aerei in meno. In altre parole, il “lavoro sporco” deve precedere qualunque operazione societaria, permettendo a Lufthansa di acquisire una “good company”, una sorta di start up senza debiti né ridondanze. Altra condizione riguarda la non-presenza del governo: i tedeschi vogliono avere mano libera, senza condizionamenti. Questione di non poco conto, considerato l'increscioso precedente dell'Ilva, dove gli acquirenti indiani si sono trovati di fronte a problemi che non avevano previsto all'atto dell'investimento. Una questione di credibilità del sistema Paese, sulla quale i tedeschi saranno attentissimi.
Altra possibilità – anche se per il momento è considerata inattuale – è che rientri in gioco Atlantia, la società del gruppo Benetton azionista di Aeroporti di Roma e di Autostrade per l'Italia. E' rovente la partita sulla revoca delle concessioni autostradali, e non è improprio pensare che Atlantia possa riprendere il filo del discorso su Alitalia, in cambio di ammorbidimenti su altri fronti. Vorrebbe dire, probabilmente, veder resuscitare quell'ultima cordata che sembrava sul punto di farcela: Ferrovie, ministero delle Finanze, Delta, oltre ad Atlantia, naturalmente. Quest'ultima ha risorse fresche (condizionate dalla vicenda concessioni) ed esperienza aeronautica. Atlantia potrebbe anche rientrare come partner di Lufthansa, che negli ultimi mesi ha sempre giudicato come un partner industriale affidabile.
Sullo sfondo resta una vendita a pezzi. Un tentativo potrebbe essere rappresentato dallo scorporo delle attività di terra, cedendole separatamente da quelle di volo: cadrebbe il tabù dell'unitarietà dell'azienda. Il solo volo potrebbe acquisire appeal e diventare persino – se ben gestito – un'attività profittevole.
Si tratta di capire quali indicazioni darà il governo al nuovo commissario, insediatosi da pochi giorni e alle prese con un nuovo piano industriale. La messa a terra e la vendita aereo per aereo è l'ipotesi più improbabile, il marchio mantiene ancora valore e si farà di tutto per impedire che muoia una realtà ancora conosciuta e apprezzata nel mondo.                



Paolo Stefanato

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