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Dieci anni di utili per i vettori

20/01/2020 - numero Edizione 1584
Attesi quasi 5 miliardi di passeggeri nel mondo, nonostante il rallentamento della crescita economica, guerre commerciali e tensioni geopolitiche. La situazione italiana e le sfide

Sono dieci anni che il trasporto aereo mondiale è in utile, e se le previsioni della Iata si riveleranno corrette, il 2020 sarà l'undicesimo. I ricavi complessivi l'anno prossimo saranno superiori del 4% al 2019, portandosi alla cifra record di 872 miliardi di dollari, con altrettanto incremento percentuale nel numero dei passeggeri, che saranno 4,72 miliardi. L'utile previsto per quest'anno è di 29,3 miliardi, nonostante il trasporto aereo, che è uno dei principali indicatori dell'andamento economico, debba fare i conti con “il rallentamento della crescita economica, le guerre commerciali, le tensioni sociali e geopolitiche”, avverte Alexandre de Juniac, direttore generale dell'associazione che raggruppa le principali compagnie del mondo.
“Il settore è riuscito a gestire un decennio in attivo grazie a ristrutturazioni e taglio dei costi – aggiunge -. Sembra che il 2019 sarà il punto più basso di questo ciclo economico. Il grande interrogativo per il 2020 è come verrà sviluppata la capacità, in particolare quando il 737 Max tornerà in servizio e arriveranno le consegne rinviate”.

Il caso Italia
Addolora, in questo contesto globale, considerare la situazione italiana. La principale compagnia, Alitalia, non ha saputo accodarsi al buon andamento del mercato, ma anzi, in questi stessi dieci anni è costata al sistema dieci miliardi di euro. Il 2019 si è chiuso, oltre che con perdite da 1,5 milioni al giorno, in un crescendo di confusione e di pessimismo. Dal maggio 2017 è in amministrazione straordinaria, procedura fallimentare finalizzata alla vendita. Il governo (cioè i contribuenti) ha erogato prima 300, poi altri 600, poi (recentissimi) altri 400 milioni di un finanziamento che con molto pudore viene chiamato prestito ponte, ma che tutti sanno che non sarà restituito. I tre commissari dopo due anni e mezzo e un “rimpasto” interno al collegio, sono stati esautorati dall'incarico: l'obiettivo per il quale erano stati chiamati, e cioè quello di venderla, è stato mancato. Li sostituisce Giuseppe Leogrande, che ha il merito di aver saputo condurre in porto una vicenda analoga, il commissariamento di Blue Panorama; qui in tre anni è riuscito - grazie anche alle capacità di un manager come Giancarlo Zeni - a far approdare la compagnia nel Gruppo Uvet; ora quel tandem vincente è alla guida di Alitalia.
Per quest'ultima, invece, non c'è stato modo. Le Ferrovie, sollecitate dal governo (azionista al 100%: come dire di no?) hanno provato a mettere insieme una cordata con Atlantia, ministero dell'Economia e Delta. Questa si è dimostrata poco interessata, Atlantia è stata più collaborativa ma col fucile puntato della revoca delle concessioni autostradali. Una cordata che nasce così fa poca strada, e si è visto. In attesa di eventi è Lufthansa, che da due anni mette, inflessibile, le proprie condizioni per entrare: nessuna presenza governativa, flotta e personale ridotti; in alternativa propone un semplice accordo commerciale. Insomma, prospettive zero.
Delle altre compagnie italiane, solo Blue Panorama – da poche settimane con il nuovo brand Luke Air – ha avuto una crescita significativa, con un fatturato stimato oltre i 300 milioni di euro (290 nel 2018, più 16% sul 2017) e risultato in utile. In crescita anche i passeggeri, a 1,7 milioni, contro i 1,552 mlioni del 2018.
La flotta di 15 Boeing, mentre già nel 2020 sono attesi tre Airbus 330. Ora, però, con l’uscita di Zeni, si presenterà a breve con una nuova organizzazione aziendale.
Altro discorso per Air Italy, seconda compagnia italiana con circa 2 milioni di passeggeri, proprietà 51% Aga Khan, 49% Qatar Airways. Non viene fornito alcun dato, forse perché il 2019 è stato un anno difficile, con ingenti perdite, caratterizzato dalla “migrazione” da Olbia a Malpensa e dalle conseguenze provocate dalla vicenda 737 Max, che ha costretto a utilizzare in wet lease i servizi di due compagnie esterne, Bulgarian e Tayaran jet, e a moltiplicare i rapporti di code sharing. Resta tuttavia fiducia sugli sviluppi futuri, con la previsione di una flotta di 50 velivoli già nel 2022.
In crescita Neos, la compagnia charter del gruppo Alpitour che nel 2019 ha trasportato 1,6 milioni di passeggeri (l'anno fiscale chiude a ottobre), che saliranno a 1,7 quest'anno. In flotta 12 aerei (6 di lungo raggio) al servizio del mercato turistico. Grande successo i voli con la Cina, 4 frequenze settimanali in tre diversi aeroporti: il business Cina per Neos vale il 7-8% dell'intera attività. 



Paolo Stefanato

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