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L’estate della grande eclissi solare

15/05/2017 - numero Edizione 1526

Itinerari sempre più creativi aiutano a spingere il turismo oltre le solite mete, creando nuove icone

I parchi nazionali dell’Oregon apriranno mille campeggi aggiuntivi, l’Idaho orientale ha messo a budget 200mila dollari per coprire i costi di gestione dell’assalto dei visitatori durante la grande eclissi americana del 21  agosto.
E’ definitivamente scoppiato il caso astronomico che lungo un sentiero celeste sopra sette Stati (in Montana per una minima frazione) abbuierà i cieli e, soprattutto, porterà molti incassi al turismo. Secondo la Nasa 500 milioni di persone assisteranno al fenomeno in modalità parziale o totale: 391 milioni negli Usa, 35 in Canada e 119 in Messico. Chi per pochi secondi e chi per due minuti e 40, migliaia di località attendono il fatidico momento tra festival, concerti, iniziative culturali per attirare i cacciatori di eclissi, appassionati di astronomia, semplici turisti in cerca di esperienze uniche. Gli hotel di Casper, in Wyoming, hanno aumentato le tariffe di cinque volte, le camere del Sun Valley Resort dell’Idaho si dicono prenotate addirittura da anni.
“L’allineamento di Sole, Luna e Terra creerà una striscia di ombra, la cosiddetta fascia di totalità, che attraverserà da Est a Ovest parte degli Stati Uniti, con inizio in South Carolina e fine in Oregon”, spiega Gianluca Ranzini, vice caporedattore di Focus e astrofisico che accompagnerà il viaggio di Alidays. La copertura parziale del disco solare inizierà, sulla terraferma, nella zona di Charleston (Carolina del Sud), alle ore locali 12:17 circa (17:17 Utc) e raggiungerà la totalità alle ore locali 13:47 (18:47 Utc), per una durata di 1 minuto e 18 secondi circa, mentre quella massima sarà registrata tra Kentucky, Missouri e Illinois, dove la luna oscurerà del tutto il sole per più di due minuti e mezzo, scenderanno il buio e un’aria più fredda, gli animali si acquieteranno come fosse la fine della giornata.

Turismo tribale
Ma se quest’anno l’evento astronomico è un’occasione ghiotta, la prima destinazione outgoing in assoluto per gli italiani (le rilevazioni di Bankitalia hanno decretato il sorpasso sulla Francia con il 2016) non si fa attendere per ispirare itinerari oltre il solito. L’associazione Aianta (American Indian Alaska native tourism association), senza scopo di lucro e che promuove il turismo nelle terre degli Indiani d’America, ha posto obiettivi ambiziosi: raggiungere i 2,3 milioni di visitatori entro il 2020.
Il numero è passato dai 693mila del 2007 al milione e 900mila del 2015, supportando 41mila posti di lavoro in 560 tribù di sei macro regioni.
Costituitasi come organizzazione di marketing, Aianta ha lanciato il programma “Go International” per i propri lavoratori del turismo e formarli alla promozione internazionale. “Siamo il mercato in maggiore espansione degli ultimi anni – commenta la direttrice Camille Ferguson –, con punte di crescita dell’80% e 80mila presenze dall’Italia. Il nostro scopo è supportare la crescita di questa economia, senza disperdere il patrimonio culturale”.
A questo risponde anche il nuovo sito Nativeamerica.travel, strumento di conoscenza e marketing per le agenzie di viaggio, presentato a Showcase Usa Italy a Napoli, insieme alla guida cartacea della Route 66, vista però dalle riserve dei nativi, lungo la famosa strada storica da Chicago a Los Angeles.

On the road
sempre in auge

Quella on the road resta la modalità più completa per visitare gli States e dopo il successo delle moto, il consolidamento dell’auto e l’avanzare della popolarità del treno, si fa largo anche il camper.
Tra gli itinerari proposti sul mercato italiano da Vacanzeincamper.com, piattaforma trade di Global Distribution sales & marketing (gsa di Hertz, Dollar e Thrifty), le Florida Keys e la Route 66. Il team di esperti del gsa supportano le agenzie di viaggio nel trovare le soluzioni ideali per i clienti.
“Per prima cosa, bisogna sfatare il mito di chi viaggia in camper lo fa per risparmiare – spiegano -. E’ una scelta di vacanza diversa dai normali standard, per chi è alla ricerca di libertà e desidera rimanere sempre a contatto con la natura”.
Ecco che tra le formule di sosta svolgono un ruolo primario i famosi campeggi Koa (Kampground of America), la rete di franchising più estesa degli Usa con 500 siti. Nati nel Montana negli Anni Sessanta, quando spopolavano le auto sportive con le pinne posteriori, il rock ‘n roll impazzava e gli americani facevano della strada una scuola di vita, rappresentano un pezzo vintage della storia imprenditoriale.
Siccome nell’estate del 1962, nella cittadina di Billings ci fu un gran traffico turistico in viaggio l’Expo di Seattle (Seattle Worlds Fair) lungo l’highway 10, alcuni impresari locali s’inventarono di offrire un servizio di campeggio per 1,75 dollari a notte ai viaggiatori con le loro tende. In cambio davano un tavolo da pic nic, un fuoco per il barbecue e una doccia calda.             



Paola Baldacci

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