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Il nuovo volto del turismo nel Golfo

15/05/2017 - numero Edizione 1526

L’industria locale si globalizza e punta l’attenzione sui ricchi mercati di India e Cina;
le potenzialità del turismo islamico

Da un lato un’industria turistica che si sta globalizzando con un approccio di stampo occidentale, dall’altro un’attenzione forte alle potenzialità del turismo islamico e dei mercati emergenti. Sono gli aspetti che – a dispetto di un apparente contrasto – imperniano lo sviluppo del settore nei Paesi del Golfo.
All’analisi dei megatrend che impatteranno in futuro l’industria del travel & tourism in Medio Oriente ha contribuito un report di Pwc, illustrato nei giorni scorsi all’Arabian Travel Market di Dubai, manifestazione seguita in esclusiva per l’Italia da Guida Viaggi.
Cinque le dinamiche individuate: cambiamento sociale e demografico (la regione è giovane, con un 40% di persone che hanno meno di 25 anni); riorientamento del potere economico globale (con un ruolo di primo piano per mercati come India e Cina e gli stessi Paesi del Golfo, dove Dubai ha assunto funzione di hub globale per aviazione, turismo e logistica); accelerazione dell’urbanizzazione (per gli spazi urbani in via di realizzazione si stimano investimenti per 4 triliardi di dollari nella regione Mena); cambiamento climatico e scarsità di risorse (sotto osservazione il consumo di acqua che prevede una roadmap sostenibile); sviluppo della tecnologia (la penetrazione degli smartphone è altissima e raggiunge il 78% negli Emirati Arabi Uniti e il 77% in Arabia Saudita).

Il ruolo
della tecnologia

Proprio la tecnologia assume, qui più che altrove, un ruolo importante. “I servizi legati al viaggiatore saranno progressivamente rafforzati per enfatizzare la personalizzazione – assicura Simon Press, senior exhibition director dell’Arabian Travel Market - e Dubai è già in prima linea su questo fronte. Ora si tratta di capire quanto si può osare senza che i clienti ci trovino invasivi”. La società di consulenza Colliers ha individuato quattro linee di evoluzione per l’innovazione collegata all’ospitalità: “La prima – spiega la società – è l’utilizzo dei beacon per pilotare il bluetooth negli spazi pubblici; la seconda prevede una facilità di fruizione per accomodation alternative, attraverso piattaforme come Airbnb; terzo punto è un crescente appetito per vacanze esperienziali, che possono escludere l’hotel e infine i sistemi di pagamento virtuali e le app integrate agli smartphone, che diventeranno sempre più influenti”.
Le catene alberghiere si attrezzano per restare in linea: Marriott International ha fatto uso della realtà virtuale nella sua campagna “Travel Brilliantly” e Emaar Hospitality è stato uno dei primi gruppi ad introdurre gli iPad nelle camere degli ospiti, un modo per aiutare ad incrementare le voci di spesa “in room” e per catturare il cliente facendo in modo che scelga la prenotazione diretta.
Amadeus ha per esempio illustrato le sue soluzioni più innovative attraverso la sua visione del futuro. “Abbiamo investito oltre 4 miliardi di euro dal 2004 – ha spiegato l’azienda – in aree come l’architettura cloud-based, la sicurezza, i massive data e in settori come il mobile e il real-time analytics. I trend del futuro sono fondamentalmente quattro: la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale, l’Internet of Things e la robotica. Noi parliamo del futuro della travel industry, ma in realtà queste cose stanno già avvenendo ora”.
Da Sabre la conferma di quanto sia vitale l’area del Golfo per la vendita di servizi turistici: da uno studio emerge che i viaggiatori degli Emirati Arabi Uniti potrebbero spendere circa 107 dollari (370 dirham) su servizi accessori  per personalizzare i propri viaggi e la personalizzazione permette di incrementare la fidelizzazione nel 50% dei viaggiatori. Infine, per i vettori aerei e per gli alberghi in grado di offrire servizi tailor made si aprono opportunità d’oro.

Il business “Halal”
Tre seminari parte di un summit che è durato un giorno intero hanno dimostrato quanto l’”Halal Tourism” sia vitale per l’industria turistica dell’area. Un’analisi di Thomson Reuters ha messo in luce che il cibo halal e il settore lifestyle dedicato al target valgono una cifra come 1,8 trilioni di dollari americani che diventeranno 2,6 entro il 2020. “Il turismo islamico rappresenta l’11,6% delle spese globali di turismo nel mondo – ha affermato Thomson Reuters – e si stima che il settore possa valere 238 miliardi di dollari entro il 2019”. Da qui la declinazione di servizi in base alle esigenze di questa tipologia di clientela: dal cibo alle facilities separate per uomini e donne negli hotel, a strategie di marketing mirate.

Le mire su Cina e India
Le principali destinazioni turistiche del Golfo stanno allargando lo sguardo. Con l’Europa alle prese con le pressioni finanziarie e le sfide dell’economia globale, ora è su India e Cina che si appuntano gli interessi degli operatori mediorientali. La Cina contribuisce già con 122 milioni di turisti all’anno e l’India con 22 milioni per una spesa all’estero calcolata in 252 miliardi di dollari per il primo mercato e in 15,4 per il secondo. Entrambi i mercati registrano una crescita annua media attorno al 7% da questi due bacini. Un report di Colliers International annovera 12 consigli per conquistare i turisti di questi due mercati puntando sul tema visti, accomodation e su alcune sensibilità in termini culturali e di marketing. Intanto i risultati sono evidenti: nel 2016 sia a Dubai che ad Abu Dhabi quello indiano si è rivelato il “top performing source market”, con incrementi a doppia cifra. I visitatori totali cinesi a Dubai sono stati altrettanto numerosi, con 540mila arrivi nel 2016 a Dubai. Abu Dhabi, ad esempio, ha pianificato di accogliere 600mila turisti cinesi entro il 2021 (+265% rispetto ai numeri registrati nei primi nove mesi del 2016). Indiani e cinesi apprezzano anche destinazioni come Oman e Qatar, dove stanno scalando la classifica delle nazionalità di provenienza turistica.        

 



Laura Dominici

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